Charts have always kinda overawe me. That’s why I happily share my Top 5 albums released this year, because they surely made my 2016 better. I’d rather prefer not to let anyone down, but somehow I was struck by just some of them, and choosing made it very clear to me. Have a good listen and I wish that 2017 will give us a ton of amazing records!

“22, A MILLION” – Bon Iver

We could expect the “same old heart wrenching folk” from him, but it wouldn’t have been Justin Vernon, the same musician who has been able to keep up easily with two different identities: Bon Iver, and the band Volcano Choir. This third album doesn’t disown his past, since he enriches it with a clear need of research and experimentation toward electronic music. At first glance with those cryptic titles and the cover full of symbols, it looks very tough, but the more you approach it, the more it becomes easy to read. 22, a Million shows a different perspective every time you listen to it, and it’s amazing.

“KINDLY NOW” – Keaton Henson

I call him “the flimsy-paper poet”, because his unsure and delicate way of whispering the lyrics, along with his beautiful and moving melodies, make him fragile, with no filter between himself and his music. He bends when he plays, he wears heavy coats, but he never hides his overwhelming sensitivity. If you wanna listen to him, you don’t have to be scared to handle all of this, because Keaton Henson gives a whole world. Intense. Very much. A real poet, with protruding bones.

“TELLURIC” – Matt Corby

With that voice, he could literally do anything. He’s very versatile: he can swing effortlessly from an elegant jazz, to a phony r’n’b, having fun in the meantime. Everything turns around his voice, the real orchestra soloist, and it couldn’t be otherwise. Telluric is one of those everlasting albums, an evergreen from the first note, even though it’s very modern in the most positive way. A little hint: enjoy it with your favourite wine.

“ISLAND SONGS” – Olafur Arnalds

If Iceland itself wasn’t enough to fill your eyes with an inexplicable astonishment, this album will do the rest. Olafur Arnalds, with his own fingers and piano, can transmit what this beautiful and pure land instills to the people who live and travel there. Melancholic, romantic, perfect in each aspect. Starting from his classical studies and keeping them as a solid background, the Icelandic composer wrote a complete and personal play, so awesome it takes your breath away, just like Iceland.

“AMERICAN FOOTBALL (LP2)” – American Football

I’m well aware it’s the only band I chose and I did it for affection. It’s like sitting on your mom’s lap, listening to your family stories, from a different and more mature angle. American Football were with me at the end of my teenage years with their first album, released in 1999, and now they’re back with the second episode, 17 years later. In the meantime, the singer started his solo career as Owen, whose presence is very strong also in this album. They’re still American Football, bonded to a 90’s math-rock, but endorsing a magical quietness. I can’t help smiling when I listen to this record.

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Il termine “classifica” mi crea sempre un certo prurito. Per questo, condivido volentieri i 5 album usciti nel 2016 che hanno senza dubbio reso migliore quest’anno per me. Non me ne vogliano gli altri cento che quotidianamente ascolto, scegliere è stato arrendersi all’evidenza che alcuni dischi sono riusciti a toccare particolari mie corde. Buon ascolto, e che il 2017 ci regali moltissimi altri splendidi dischi!

“22, A MILLION” – Bon Iver

Potevamo aspettarci il suo “solito struggente folk”, ma non sarebbe stato Justin Vernon, lo stesso musicista che è riuscito a tenere su due binari paralleli la sua identità di Bon Iver e la band corale Volcano Choir. Questo terzo album non rinnega tutto ciò che ha scritto in passato, ma anzi, lo arricchisce con un chiaro bisogno di ricerca e di sperimentazione che vira verso l’elettronica. A prima vista, con quei titoli criptici e la copertina zeppa di simboli, pare voglia prepararti al peggio, ma più si ascolta il disco, più tutto diventa mano a mano chiaro, per nulla difficile da decifrare. 22, a Million ti mostra un profilo diverso ad ogni ascolto, ed è stupefacente.

“KINDLY NOW” – Keaton Henson

Io lo chiamo “il poeta di carta velina”, perchè il suo modo di sussurrare in modo incerto e delicato i testi, accompagnandoli da melodie di una bellezza struggente, lo rende sì fragile, ma senza alcun filtro tra sè e la sua musica. Suona incurvato, si veste di cappotti pesanti, eppure non nasconde una sensibilità opprimente. Se si vuole ascoltarlo, non bisogna avere paura di gestire tutto ciò, perchè Keaton Henson regala un mondo intero, ed è intenso. Moltissimo. Un vero poeta, dalle ossa sporgenti.

“TELLURIC” – Matt Corby

Con questa voce, potrebbe fare di tutto. La sua versatilità sta nello scivolare sapientemente da un elegante jazz, ad un r’n’b sornione. Divertendosi nel mentre. Gira tutto attorno alla sua voce, considerata come il solista dell’orchestra, e non potrebbe essere altrimenti. Telluric è uno di quei dischi senza tempo, che dal primo ascolto ha un’impronta evergreen, pur essendo moderno, nell’accezione più positiva del termine. Da ascoltare gustando il proprio vino preferito.

“ISLAND SONGS” – Olafur Arnalds

Se l’Islanda da sola non bastasse a riempirvi gli occhi di uno stupore inspiegabile, questo album farà il resto. Olafur Arnalds ci mette le dita ed il pianoforte, e sa trasmettere ciò che quella meravigliosa, primordiale terra, racconta a chi la vive o la attraversa. Malinconico, romantico, perfetto in ogni suo aspetto. Partendo dai suoi studi classici e tenendoli come una solida base, il compositore islandese ha creato un’opera completa e dal gusto personale, di una bellezza che fa trattenere letteralmente il fiato, proprio come l’Islanda.

“AMERICAN FOOTBALL (LP2)” – American Football

Mi rendo conto che è l’unica band che ho scelto e l’ho fatto per affetto. E’ un po’ come sedersi sulle gambe della propria mamma, sebbene ormai cresciutelli, ed ascoltare le storie della propria famiglia, ma da un’angolazione diversa, più matura. Gli American Football hanno accompagnato la fine della mia adolescenza con il primo album omonimo, uscito nel 1999, e sono tornati con il secondo episodio, a distanza di 17 anni. In questo lasso di tempo, il cantante ha portato avanti il progetto solista Owen, la cui presenza è forte anche in questo nuovo lavoro, come era prevedibile fosse. Sono comunque ancora loro, amabilmente legati ad un math rock di matrice anni ’90, ma con una pacatezza e serenità, che magicamente ti rimangono addosso. Non riesco a smettere di sorridere teneramente quando ascolto questo disco.

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image cover © olafur arnalds and nils frahm