There are people you discover by chance – with a cup of coffee in your hand while you’re trying to avoid Google crashing down because of all those windows left open and forgotten… I don’t remember the precise moment when Maira Kalman entered from one of those windows. I only remember I thought she was wonderfully crazy. From that moment on started my love for one of the most irreverent and intelligent women I had the pleasure to virtually stumble upon.

Expressive illustrator, author and artist, firm believer in the magic of the moment inside the moment, inside the moment – i.e. that series of small and miraculous events that happen to us every day, details that most of us don’t even notice and that Maira looks for, contemplates and freezes with her naif, vaguely childish but undoubtedly exquisite art.maira kalman_01

Her collection of empty boxes. The one of sponges from all over the world. The whistles or the one of discarded couches and mattresses. Objects stolen from the flowing of time, in which bitter and sweet – the two ingredients of memory – both find a righteous place.

Maira is a collector of souvenirs marked on the white page with patience, to create the catalogue of an entire life, hers.

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Maira tells stories, and she does it both with pictures and words, as strong as the vivid and saturated colors she chooses. I lost the counting of all the times I re-watched her TED talks, listened to her interviews. A continuous flow of words, uninterrupted, dense. So much that each time a different shade appears, a sentence first lost and then found. And the more I keep researching, the more this character reveals herself, together with her story, her past. In her tales there is no limit between private life and work, familiar and stranger. While I listen to her, a series of timeless images pass in front of my eyes. Maira’s magic stands in slinging you in her world without a parachute.

So, clueless, you find yourself front row at the wedding of her mum or in her grandma’s kitchen while she fries Israeli delicacies.

Her artistic work is quite vaste and speaks to both children and adults. The Principles of Uncertainty is probably one of my favourite, followed by Girls standing on Lawns, a collaboration along with Daniel Handler (aka Lemony Snicket) and MoMa – a gem I truly advice to anyone in love with old, lost and found pictures.

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And Maira walks. A lot. Always. She strolls daily along the streets of the city she calls ‘home” – New York – one among her undisputed loves, together with her husband Tibor Kalman and her dog Pete.

The certainty that walking is the only antidote to loneliness and boredom is her first dogma. It empties your brain and fills your heart up. When you stroll without a destination, you stop trying so hard and end up stumbling upon the a-Ah! moments, those instants when for a split second you are fully aware of everything. They call them epiphanies.

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And maybe just like a series of epiphanies her art, her words, make something click inside you, like this, just by chance. As a window that opens up suddenly, and blows away all the papers. And you can’t help but smile, because there’s too much wind, the air fills your head up and you cannot think, but only feel.

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Ci sono delle persone che scopri un po’ per caso – con una tazza di caffè in mano mentre cerchi di evitare che ti crashi google a causa di tutte quelle finestre aperte e dimenticate. Non ricordo il momento preciso in cui Maira Kalman é entrata da una di quelle finestre. Ricordo solo di aver pensato che fosse magnificamente pazza. Da quel momento è iniziato il mio amore per una delle donne più irriverenti e intelligenti in cui abbia mai avuto il piacere di imbattermi virtualmente.

Illustratrice espressiva, autrice e artista, convinta promulgatrice della magia del momento dentro al momento, dentro al momento – ovvero quella serie di piccoli e miracolosi eventi che ci capitano ogni giorno, dettagli che la maggior parte di noi ignora e che Maira ricerca, contempla e ferma nel tempo con la sua arte ingenua e forse un po’ infantile, ma di una squisitezza incredibile.

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La sua raccolta di scatole vuote, quella di spugne da tutto il mondo. Quella dei fischietti o dei divani abbandonati per strada. Oggetti rubati al tempo, in cui coesistono il dolce e l’amaro, i due ingredienti dei ricordi. Maira è una collezionista di memorie pazientemente impresse sul foglio, per creare il catalogo di una vita intera, la sua.

“Non è forse questo l’unico modo per curare una vita? vivere tra cose che ti facciano sussultare di gioia?”

Maira racconta storie, e lo fa tanto con le immagini quanto con le parole, forti come i colori brillanti e saturi che sceglie. Ho perso il conto di tutte le volte che ho rivisto le sue TED talks, ascoltato le sue interviste. Un flusso di parole continuo, ininterrotto, denso. Tanto che ogni volta spunta una sfumatura diversa, una frase scappata, poi ritrovata. E più proseguo nella ricerca, più questo personaggio si rivela, e con lei la sua storia, il suo passato. Nei suoi racconti non c’è limite tra vita privata e lavoro, tra familiare ed estraneo. Mentre la ascolto, mi passano davanti una serie di immagini senza tempo. La magia di Maira sta proprio nel farti catapultare nel suo mondo senza paracadute. Così, ignaro, ti ritrovi in prima fila al matrimonio di sua madre o in cucina mentre sua nonna frigge prelibatezze israeliane.

La sua produzione artistica è vasta e parla a tutti, bambini e adulti. The Principles of Uncertainty è probabilmente uno dei miei preferiti, seguito a ruota da Girls standing on Lawns, una collaborazione tra lei, Daniel Handler (aka Lemony Snicket) e il MoMa di NY – una perla che consiglio vivamente a tutti gli appassionati di foto perdute, vecchie e ritrovate. 

“È molto importante non annoiarsi… a lungo. Più di un minuto.”

E Maira cammina. Tanto. Sempre. Percorre quotidianamente le strade della città che chiama ‘casa’ – New York – uno dei suoi amori indiscussi, assieme a suo marito Tibor Kalman e il suo cane Pete

La convinzione che solo camminando si possa sconfiggere la solitudine e la noia, guida la sua vita come un faro. Svuoti la testa, riempi il cuore. Vaghi senza meta, smetti di provarci troppo e finisci per imbatterti nei momenti Ah-a! , quegli istanti dove per un millesimo di secondo tutto sembra perfettamente chiaro. Epifanie, le chiamano.

“Spesso le idee migliori, le più intelligenti, le più formidabili vengono da quei momenti in cui non ci provi per nulla.”

E forse proprio come una serie di epifanie la sua arte, le sue parole, ti fanno scattare qualcosa dentro, così, un po’ per caso. Come una finestra che si apre di colpo e fa volare via tutti i fogli. E tu non puoi che sorridere, perché c’é troppo vento, l’aria ti riempie la testa  e non riesci pensare ma solo sentire.