“L’arte è l’ultimo baluardo, un giardino da coltivare al di là delle mode e degli interessi specifici e rappresenta anche un’alternativa all’individualismo e all’indifferenza.”

Con queste parole Christine Macel ha aperto i cancelli della Biennale Arte 2017, in corso dal 13 maggio al 26 novembre. L’esposizione occupa varie zone di Venezia, ma l’energia positiva che avvolge soprattutto i Giardini è difficile da trovare altrove. Sarà perché è il polmone verde cittadino, sarà perché è come entrare in un grande mondo surreale. Sta di fatto che se amate l’arte non potrete fare altro che prendere appuntamento fisso qui, ogni due anni.

… Quale scusa migliore per passare 3 giorni a Venezia?

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La Biennale d’Arte di Venezia è il fulcro dell’avanguardia artistica degli ultimi 120 anni: oltre ad essere un interessante palco per le prospettive mondiali su temi che ad ogni edizione si rinnovano e si intrecciano tra loro, rappresenta una tappa fissa per appassionati, curiosi, addetti ai lavori, studenti, famiglie e turisti.

Quest’anno il topic centrale che accomuna un po’ tutti gli artisti è l’umanesimo: gli artisti sono il soggetto stesso delle opere e dell’esposizione. Paolo Baratta, presidente della 57esima edizione della Biennale, spiega con queste parole la centralità e la celebrazione dell’esistenza stessa dell’arte e dell’importanza della ricerca e del confronto in questo campo:

“La Biennale si deve qualificare come luogo che ha come metodo, e quasi come ragion d’essere, il libero dialogo tra gli artisti e tra questi e il pubblico.”

L’arte assume quindi il suo ruolo più “utile”, fungendo da via di fuga e da perno rispetto alle difficoltà piccole e grandi che ogni essere umano è costretto a vivere, e l’Esposizione ha voluto concentrarsi su coloro che rendono quest’evasione accessibile e liberatoria per chiunque.

Effettivamente un evento come la Biennale ha sempre dimostrato l’importanza dell’interattività e del confronto, non solo grazie agli incontri diretti con gli artisti -soprattutto durante le prime giornate dell’apertura- ma anche grazie ai numerosi eventi collaterali che accompagnano la stagione estiva a Venezia.

Per chi non fosse mai stato alla grande esposizione d’arte veneziana, diamo qualche informazione di logistica per spiegare com’è strutturata, per avvicinarsi all’arte contemporanea in modo ancor più appassionato. I padiglioni nazionali e gli spazi espositivi delle mostre collettive sono situati all’interno dei Giardini della Biennale e presso l’Arsenale, il vecchio cantiere di costruzione delle navi della Serenissima. Inoltre,  per tutta Venezia, nei palazzi più antichi e nei chiostri, sono distribuiti moltissimi altri padiglioni nazionali che storicamente non hanno una sede all’interno dei Giardini. Durante tutto il periodo dell’esposizione la città è anche un palcoscenico all’aria aperta per eventi speciali, mostre inerenti in fondazioni e musei civici, progetti paralleli, incontri, performance e tavole rotonde con gli artisti.

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Per non rovinare a nessuno la sorpresa di scoprire, con curiosità e un pizzico di perdizione, le mostre in corso ai Giardini della Biennale, abbiamo selezionato i 3 padiglioni nazionali più forti, a nostro avviso.

Padiglione Russia

Il Padiglione russo ha consolidato negli anni un’ottima tradizione di esposizioni. Quest’anno l’esibizione commissionata da Semyon Mikhailovsky prende il titolo di Theatrum Orbis e ne assume anche le sembianze. Si tratta infatti di un’esposizione “teatrale” non solo dal punto di vista meramente estetico ma anche nella metodologia, dove scultura, video, luci e suono si intrecciano tra loro.

Gli artisti coinvolti sono Grisha Bruskin, Recycle Group (Andrej Blokhin e Georgij Kuznetsov) e Sasha Pirogova. La prima installazione ci immerge in un mondo di piccole statue bianche in gesso che ricordano figure mitologiche, soldatini, monumenti di tutto il mondo: è facile perdere il senso dell’orientamento, anche tramite suoni echeggianti e intimorenti che rimbombano in tutta la sala, in grado di incutere timore e straniamento.

Scendendo alla sala inferiore vi troverete davanti ad un’installazione scultorea interattiva del Recycle Group: Blocked Content è forse l’installazione più contemporanea. Grazie alla messa in dubbio di temi legati alle controversie del mondo web e della nostra privacy, gli artisti mettono in luce argomenti ormai quotidiani soprattutto per il mondo occidentale. Per poterla apprezzare sarà necessario che chiediate ad uno degli assistenti presenti di prestarvi il tablet o di farvi scaricare l’app necessaria al “completamento” dell’opera.

Le opere che concludono il padiglione russo sono l’installazione video Garden di Sasha Pirogova e una installazione sonora del compositore contemporaneo Dmitri Kourliands.

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Padiglione Austria

Il padiglione austriaco è stato progettato da due artisti conosciuti internazionalmente: Erwin Wurm e Brigitte Kowanz.

Oltrepassando la divertente e coinvolgente esposizione di Wurm, si arriva ai neon di Kowanz: questa artista ha sempre lavorato con l’elettricità e gli impianti di luce estendendo il concetto di scultura e immagine all’immateriale. Difatti il gioco di luce e ombra, visibile e non visibile, pieno e vuoto, stabilisce una sorta di pausa tra le varie stanze, permettendoci anche di osservare la presenza di una sorta di terza dimensione grazie ai riflessi delle le installazioni di luci. La totale immersione all’interno dell’installazione è garantita.

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Padiglione Korea

Di questo padiglione curato da LEE Daehyung abbiamo apprezzato l’ironia, e quella che l’artista Cody Choi ha definito “fascinazione irreale” che accomuna città visivamente diversissime tra loro quali Macao, Venezia e Las Vegas. Prima di provare un senso di repulsione di fronte a questa affermazione, è innegabile pensare che queste città abbiano costruito nel corso del tempo una struttura e un sistema particolarmente orientato al turismo e all’attrazione, diventando spesso una meta talmente surreale da trasformarsi in un non-luogo. Bisogna però ammettere che Venezia deve la sua “magia” a storia, arte e architettura di secoli. Lo stesso non vale per le altre due città citate sopra.

Ad ogni modo, il primo elemento a catturare il vostro sguardo, anche a diversi metri di distanza, saranno gli immensi neon dell’opera Venetian Rhapsody che ricoprono l’intera facciata del padiglione, che mischiano simboli della cultura orientale con una rappresentazione degli stessi totalmente occidentale. Una volta entrati nel padiglione potrete assistere ad una vera e propria collisione delle influenze occidentali nella quotidianità coreana, di conseguenza starà a voi capire l’incidenza della critica o l’intento dell’esposizione. E preparatevi a ballare “Reality” di Richard Sanderson nello stanzino con luci fluo e colori psichedelici…

Ora non vi resta che approfittare degli ultimi mesi per visitare tutti i padiglioni e approfondire temi, stili e storie da tutto il mondo dell’arte contemporanea.

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 – foto di Ambra Cretì e Margherita Visentini