Non solo mete lontane, viaggi avventurosi, zaini pesanti e faticosi jet lag. Ci sono mete preziose e da scoprire a meno di un’ora da Milano. Una di queste è Torino.

Sapete qual è la cosa più bella di Torino? Che in ogni direzione, affacciandosi all’incrocio di ogni strada, si vedono le montagne. Nitide, maestose e vicinissime. Anche alle spalle di OGR ci sono le montagne, a incorniciare le due maniche e la corte centrale di questo imponente complesso ex industriale.

OGR: Officine Grandi Riparazioni. Storica fabbrica di treni costruita a fine Ottocento e abbandonata negli anni Novanta del secolo scorso. Il miglior modo di conoscere questo luogo è chiacchierando con il Direttore Artistico, Nicola Ricciardi.

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OGR Spazio Fucine | ph. Giorgio Perottino

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Patrick Tuttofuoco, Tutto Infinito, Installation view | in mostra dall’1 al 12 ottobre 2017 | ph. Andrea Rossetti

Descrivi OGR in tre parole.

Ventimila metri quadri.

Di cosa?

Di superficie a disposizione. Oggi, dopo tre anni e mezzo di restauro, disponiamo solo della metà della spazio; ma in quei quasi 10.000 metri quadri siamo già riusciti ad ospitare, in poco più di due mesi dall’apertura, ben 18 concerti—dai The Chemical Brothers ai Kraftwerk a Ezio Bosso— due mostre —visitate rispettivamente da 25.000 e 15.000 persone— 4 cene di gala, 3 presentazioni di libri, e un simposio internazionale.

Quali sono le ambizioni e le aspettative di OGR?

La più grande ambizione è quella di dialogare con le istituzioni internazionali a cui guardiamo e a cui ci ispiriamo — quelle che a nostro avviso meglio hanno saputo integrare e stimolare il confronto tra arti visive e performative. Penso ad esempio al Southbank Center o al Barbican Center a Londra, al Walker Art Center di Minneapolis, o a parte della programmazione del Park Avenue Armory di New York….

Guardate dunque più all’estero che all’Italia?

Se il nostro sguardo volge al contesto internazionale, i nostri piedi sono ben radicati nel territorio in cui ci troviamo. La nostra volontà è che le OGR funzionino come cassa di risonanza per le numerose eccellenze culturali torinesi e piemontesi, sia pubbliche che private — ovvero che stimolino, agevolino e creino connessioni, processi di scambio e knowledge transfer tra le realtà locali e le rispettive controparti europee ed extraeuropee.

Quali sono queste eccellenze culturali sul territorio e come hanno contribuito a questo nuovo progetto?

L’esempio più concreto è la mostra attualmente in corso e che rimarrà fino al 14 gennaio, Like a Moth to a Flame: un progetto, in collaborazione con Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che ruota intorno alla preziosa collaborazione con alcune delle più importanti istituzioni museali di Torino e dintorni — tra cui Museo Egizio, Palazzo Madama, il MAO, la GAM e il Castello di Rivoli — e per il quale abbiamo voluto affidare la curatela a tre protagonisti dell’arte internazionale: l’artista Liam Gillick, il redattore capo della prestigiosa Art Review, Mark Rappolt, e il direttore del Center for Curatorial Studies del Bard College di New York, Tom Eccles.

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Like a Moth to a Flame | ph. Andrea Rossetti

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Like a Moth to a Flame | ph. Andrea Rossetti

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Like a Moth to a Flame | ph. Andrea Rossetti

Un luogo dove tutto sembra possibile..?

In qualche modo ogni progetto che stiamo portando avanti inizia in realtà come un’impresa impossibile. Lo spazio che abbiamo a disposizione rappresenta una sfida non solo per le dimensioni, ma anche per la sua storia —che è il nostro principale valore — ma allo stesso tempo, ovviamente, un vincolo. Il restauro è stato estremamente conservativo, per cui i mattoni delle pareti sono in parte ancora quelli originali del 1885. Questo si traduce nell’impossibilità di appendere anche solo un chiodo, di tassellare il pavimento o appendere carichi alle capriate. Ci dobbiamo quindi inventare ogni giorno un modo per dialogare con l’architettura senza toccarla.

Sala Fucine, Duomo, Binari.. nomi che rievocano il passato di un luogo imponente e magico, che merita da solo una visita nella città sabauda. Per rimanere in tema di treni, di mete da raggiungere e di parole.. se dovessi scegliere un libro che ti accompagni mentre da milanese raggiungi Torino in treno ogni giorno, quale sarebbe?

Un libro bellissimo con una copertina bruttissima e il cui titolo è stato tradotto in italiano in modo quasi respingente: Una perfetta felicità, di James Salter. Il titolo originale, Light Years, rende decisamente meglio l’idea di quella che a mio modesto avviso è la prosa più leggera e illuminata che abbia letto quest’anno. Perfetto compagno di viaggio, sopratutto se viaggiate in treno lungo l’Hudson direzione Upstate New York…

Ma questo è un altro viaggio.

William Kentridge

William Kentridge @OGR | Intervento site-specific di arte pubblica, in esposizione fino a dicembre 2019 | ph.Daniele Ratti

OGR#ogrtorino

Mostra in corso Come una falena alla fiamma | fino al 14 gennaio

info e orari: http://www.ogrtorino.it/pages/orari