Escapista è il suo nome d’arte e significa “fuggitivo” in spagnolo: da buon artista è girovago ma promette di fermarsi ancora per un po’ a Trieste, nella sua città d’adozione.

Fotografa architetture e persone, o solo architetture se le persone se ne vanno.

 

“Sono affascinato dall’architettura, possibilmente da quella brutta. Vi trovo una narrativa drammatica, talvolta tragica…”

 

Ecco l’intervista a Escapista.

 

escapista-margherita visentini

Escapista, No hay nada mas

 

 

Raccontami la tua storia.

Ho quarantuno anni ed ho iniziato a fotografare a quattordici/quindici, scattando principalmente durante viaggi in compagnia di familiari o amici.

Lasciai piano piano scemare la passione fino a circa sei anni fa: senza una precisa ragione o forse per un concatenarsi di diverse situazioni, decisi che mi sarei dedicato anima e corpo alla fotografia.

 

Cos’è cambiato nel tuo sguardo da quando hai iniziato?

Il cambiamento è costante e dipende da ogni stimolo esterno che mi colpisce. Immagini, letture, ascolti: mi lascio bombardare continuamente ed è praticamente impossibile porvi freno.

 

 

Perché fotografi?

Probabilmente perché non so né disegnare né creare altro con le mie manine…

 

 

Il primo ricordo d’infanzia.

La domenica mattina seduto nel seggiolino della bicicletta di mio padre per andare a comprare i giornali.

 

 

Escapista, Summer on a solitary beach

Escapista, Summer on a solitary beach

 

Escapista, Summer on a solitary beach

Escapista, Summer on a solitary beach

 

Escapista, Summer on a solitary beach

Escapista, Summer on a solitary beach

 

 

Il tuo nome d’arte è una parola spagnola, significa “fuggitivo”: da cosa scappi?

Principalmente da me stesso, ma è piuttosto difficile…

 

 

La geografia ha una parte fondamentale nella tua vita: quanta della tua vita c’è nelle tue foto?

Ho sempre vissuto tra Italia e Spagna, con lunghe pause greche e tedesche.

Involontariamente penso che il mio lavoro sia profondamente mio. Tanto per i soggetti, tanto che per il modo in cui li vedo. Vorrei poter astrarmi maggiormente, ma ci riesco poco.

 

 

Quali sono i soggetti delle tue foto?

Ultimamente mi sento attratto quasi esclusivamente dal ritratto. Tanto quello più classico, in cui si cerca di vedere all’interno delle persone attraverso i loro sguardi e le loro espressioni, quanto quello un po’ più costruito, nel quale cerco di creare delle micro storie dove far vivere i soggetti.

 

 

L’architettura è importante nelle tue fotografie, anche quando non ne è il soggetto, è sempre presente uno schema, una geometria. Nella serie “Summer on a solitary beach” i muri scrostati ad esempio giocano un ruolo importante. Dove sono state scattate?

La serie “Summer on a solitary beach” è stata scattata in un bagno storico di Trieste, l’Ausonia. E’ un autentico paradiso cittadino per i ragazzi dagli otto agli ottantotto anni, regno di ogni tipo di tuffo, specialmente della “clanfa”, tipico tuffo carpiato del golfo di Trieste.

Escapista, Summer on a solitary beach

Escapista, Summer on a solitary beach

 

Escapista, Summer on a solitary beach

Escapista, Summer on a solitary beach

 

Escapista, Summer on a solitary beach

Escapista, Summer on a solitary beach

 

 

 

Nella serie No hay nada mas cosa hai voluto rendere, delle architetture abbandonate o l’assenza delle persone?

Più che di architetture abbandonate, la serie gioca con le prospettive, evidenziando la quasi totale assenza delle persone.

 

 

Da cosa nasce what’s he building?

Sono affascinato dall’architettura, possibilmente da quella brutta. Vi trovo una narrativa drammatica, talvolta tragica, e questa serie cerca di raccontarla.

 

 

Analogico o digitale?

Digitale grazie!

 

 

Prossimi progetti lavorativi?

Mi piacerebbe dedicarmi ad alcuni progetti che ho in mente da un po’ di tempo. Magari cercando di sfruttare piattaforme di “crowdfunding” come Kickstarter, ma è ancora troppo presto per parlarne.

 

Escapista, No hay nada mas

Escapista, No hay nada mas

 

Escapista, No hay nada mas

Escapista, No hay nada mas

 

Escapista, No hay nada mas

Escapista, No hay nada mas

 

Escapista, No hay nada mas

Escapista, No hay nada mas

 

Escapista, No hay nada mas

Escapista, No hay nada mas

Quante macchine fotografiche hai?

Tre o quattro, nessuna preferita.

Sono affezionato a fotografie scattate tanto con delle point and shoot quanto con la full frame. Dipende principalmente dal soggetto, dal momento e dallo stato di grazia…

 

 

Per scattare una foto, c’è bisogno di:

Voglia. Passione. Immaginazione.

 

 

Fotografi di riferimento?

Gregory Crewdson, Richard Avedon, Pieter Hugo, Irving Penn, Martin Schoeller, Weegee, Dan Winters, Andreas Gursky e tanti altri ancora.

 

 

Altri artisti?

Bruno Munari, Hokusai, Lucian Freud, Caravaggio, Frank Lloyd Wright, N. C. Wyeth, Francis Bacon, Frederic Remington, Frank Frazetta, Oscar Niemeyer e altri mille…

 

 

Uno scrittore.

Cormac McCarthy

 

Escapista, what's he building?

Escapista, what’s he building?

 

Escapista, what's he building?

Escapista, what’s he building?

 

Escapista, what's he building?

Escapista, what’s he building?

 

Escapista, what's he building?

Escapista, what’s he building?

 

Escapista, what's he building?

Escapista, what’s he building?

 

Escapista, what's he building?

Escapista, what’s he building?

 

THE LAUNDRY ROOM

Di cosa sei più orgoglioso?

Di essere coerente.

In una vita precedente eri?

Sono stato parecchie cose diverse, e non vorrei fermarmi.

Se non fossi stato un fotografo?

Non ho proprio idea di dove potrei trovarmi altrimenti al momento.

Se dovessi impacchettare la tua vita per andartene, solo con le cose che ami di più, quale delle tue fotografie porteresti con te?

Porterei via con me un’istantanea familiare. La mia foto migliore devo ancora scattarla.

Una mania segreta.

Ne ho talmente tante che chi mi conosce ha ormai imparato ad ignorarle…

Tre aggettivi per descriverti.

Alto, biondo, ceruleo… Fifi…

Una città, per descriverti.

Forse proprio Trieste, la città nella quale vivo ormai da dieci anni. Piena di contraddizioni ed in perenne lotta con se stessa.

Un film per ridere.

Frankenstein J.r.

Un film per piangere.

Million Dollar Baby.

Una canzone.

Sarebbero circa un migliaio. Oggi forse direi “Living Without You” di Randy Newman.

Un concerto.

Al quale ho assistito: Bruce Springsteen a San Siro, qualsiasi delle volte in cui ci ha suonato. Di quelli a cui mi sarebbe piaciuto assistere: Sam Cooke all’Harlem Square Club nel ’63.

Il giorno più felice della tua vita.

Clichè, ma il giorno in cui è nata mia figlia sarà difficile da battere.

L’errore che saresti orgoglioso di ripetere.

Ne ho fatti troppi per volerli ripetere…

Il sogno nel cassetto.

Sono troppo megalomani per poterli rivelare.

 

 

Come ti chiami?

Diego

 

 

 

Per seguire Escapista, Escapista.net

 

Interviewed on September 20th 2012, original version in Italian.