Maxence Fermine in Neve scrive:

 

“Ci sono due specie di persone.

Ci sono quelli che vivono, giocano e muoiono. E ci sono quelli che si tengono in equilibrio sul crinale della vita.

Ci sono gli attori. E ci sono i funamboli.”

 

E Giulia Bersani, che se non fosse una fotografa, sarebbe un’acrobata del circo, è sicuramente una funambola.

Reduce dal suo ultimo progetto fotografico Stronger, ci racconta cosa vuol dire fotografare le emozioni e l’intimità altrui rispettandone l’autenticità.

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Intervista a cura di Martina Varnier

Raccontami un po’ di te… dove e come sei cresciuta? Riesci a vivere del tuo talento?

Sono cresciuta a Milano, dove vivo tutt’ora con la mia famiglia: tutto regolare insomma. Milano mi piace perché ci sono affezionata e perché non ci si annoia mai, però rimane sempre la tentazione di scappare verso la natura.

Se riesco a vivere del mio “talento” ancora è da vedere! Ho studiato fotografia alla Bauer mentre iniziavo contemporaneamente l’università: poco dopo ho deciso di interrompere quest’ultima per dedicarmi esclusivamente ai miei progetti fotografici, e per ora sta andando bene.

Sei giovanissima. A quanti anni hai iniziato a scattare?

Ho 22 anni appena compiuti ed ho iniziato a fotografare le persone a 19 anni, dopo la fine del liceo.

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Perché la fotografia?

Non lo so, mi è capitato di affezionarmici un po’ alla volta e poi con altri mezzi espressivi non avrei saputo da dove iniziare.

La fotografia è speciale perché invece che creare qualcosa che non esiste cattura quello che esiste già, ciò che fa parte delle nostre vite e che andrà perso. Ha il potere del documento, del ricordo oltre a quello della suggestione.

Sono tutti autoritratti quelli nella sezione This is me at the age of 21?

E cosa hai voluto far trapelare di te a chi guarda queste foto?

Queste foto le ho fatte prima di tutto per me stessa. Ho voluto catturare la mia normalità a 21 anni, fatta di noia, del mio gatto, delle stanze della mia casa, delle vacanze con i miei genitori ecc. Immagino che sarà un bell’ aiuto per la memoria tra dieci o anche cinquant’anni.

 

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Ti ricordi il primo istinto/istante che ti ha portato ad iniziare a raccontare il mondo per immagini?

Mi ricordo che da piccola spesso giocavo con la videocamera dei miei e riprendevo tutto.

Alcune raccolte dei tuoi lavori sono divise per colori: rosso, bianco, blu e giallo. Una scelta estetica? Quale colore ti rappresenta di più?

Sì, è solo una scelta estetica. Sono le foto fatte nei primi anni, prima che iniziassi a ragionare per progetti, che sono state raggruppate a posteriori per mettere ordine. Il colore che mi rappresenta di più? Non ne ho idea. Quello che mi attrae di più ultimamente è il rosso.

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Nelle tue foto ricorrono molti nudi o comunque corpi ritratti molto scoperti. C’è sensualità, in alcune ironia, comicità, altre sono molto forti, sembrano voler trasmettere del dolore, quasi graffiano. E’ così?

In realtà non c’è un intento particolare. Penso che il corpo umano sia bello in quanto naturale e che il nudo aiuti ad esprimersi in modo più diretto e a sentirsi liberi. Le emozioni che ne traspaiono sono varie: io semplicemente sto di fronte ai modelli, ci parlo, ascolto e osservo fino a che mi trovo di fronte qualcosa di speciale.

A proposito di strenght, parliamo di Stronger il tuo ultimo lavoro: una storia forte in una città che lo è altrettanto, Napoli. Com’è stato l’impatto con Giada, sua figlia e il suo compagno? E come sei riuscita a creare quell’intimità che ti ha permesso di ritrarre scampoli così intimi che alla fine riescono a raccontare tutta la forza, il dolore e l’amore di quella storia?

Il primo impatto è stato un po’ difficoltoso come si può immaginare. Io sono molto timida ed era difficile spiegare a tutti i loro amici e parenti come mai si portassero dietro, 24 ore su 24, una sconosciuta che voleva fotografare la loro vita privata.

Il modo in cui sono riuscita ad avvicinarmi è stato parlando di me, fidandomi ed aprendomi completamente. Abbiamo fatto discorsi molto profondi, e per di più la maestosità della natura (i tramonti, il mare, il vulcano ecc.) rendeva tutto un po’ surreale.

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In Lovers, come in Stronger, ritrai momenti di intensa intimità. Come ti comporti dietro la macchina fotografica? Dirigi la scena o ti rendi invisibile e cogli e scatti?

Mi rendo semi-invisibile. Osservo e quando vedo qualcosa che mi interessa raccontare chiedo ai soggetti per favore di fermarsi e rimanere immobili – o di continuare se è un gesto che mi interessa. Giro attorno e scatto da diversi punti di vista.

Perché il bianco e nero per Lovers?

Per un’esigenza tecnica: quando ho iniziato quel progetto non mi piaceva proprio il giallo della luce artificiale.

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Interni (molto “alla Bertolucci”). Perché?

Perché interno = casa, e casa = intimità ed autenticità.

Che rapporto hai con il mondo della moda?

La moda -fotograficamente e non- mi fa divertire ma in modo superficiale. E’ piacevole ma non essenziale.

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Potessi scegliere tra Milano, Parigi, Londra, Berlino, New York. Dove?

Un po’ di qua e un po’ di la.

Hai già esposto a Venezia, Vicenza e Londra. Prossima tappa?

Sto lavorando ad una seconda parte di Lovers a colori, che esporrò dal 14 febbraio alla galleria MyCamera, a Ravenna.

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THE LAUNDRY ROOM

Analogico o digitale?

Analogico

Quante macchine fotografiche usi?

Una

Se non fossi stata una fotografa?

Sarei stata un’ acrobata del circo

Di cosa sei più orgogliosa?

Del mio rispetto per le emozioni altrui

Se dovessi impacchettare la tua vita per andartene, solo con le cose che ami di più, quale delle tue fotografie porteresti con te?

L’autoscatto del mio ventunesimo compleanno a casa dei miei.

Mare o montagna?

Se devo scegliere, mare

Una colonna sonora per i tuoi 21 anni e le tue foto.

Bjork

Un regista che ami e per cui potresti lavorare.

Harmony Korine

Un concerto.

Non vado spesso a concerti… preferisco investire i soldi in altro

Il giorno più felice della tua vita.

Troppo difficile, non lo so

L’errore che saresti orgogliosa di ripetere.

Affezionarmi alle persone che fotografo

Il sogno nel cassetto.

Viaggiare tanto

 

 

To follow Giulia Bersani and her amazing work, giuliabersani.com and a special project on megiuliabersani.tumblr.com

 

Interviewed on Octoberber 30th 2014 by Martina Varnier, original version in Italian.