Alla spagnola Clara Sancho Arroyo, di base a Londra, non piace essere etichettata come ‘artista perché lo considera “molto restrittivo”.

Persona brillante e dal sorriso contagioso che mette subito a proprio agio, la Arroyo sprizza energia creativa fin dal primo approccio. Nonostante ciò, è solo quando si contempla la sua arte e la sua casa-studio, che si riesce a comprendere il suo personalissimo sguardo sul mondo. Ciò che stupisce e meraviglia è il modo in cui oggetti, abbandonati e recuperati dalla Arroyo, riescano nella loro assurdità ad amalgamarsi perfettamente con la sua arte – e la nutrita collezione di piante – dando vita a spazi così interessanti e unici che sarebbe difficile, se non impossibile, replicare lo stesso stile a tavolino.Clara Sancho-Arroyo, Familia judeo-amis

Arroyo, infatti, possiede un grande talento per fondere colori, materiali e immagini contrastanti; così come per esasperare le proporzioni risultando piacevole anche a coloro che preferiscono canoni estetici tradizionali. Nel lavoro della Arroyo, così come nella sua personalità, tutto è un concentrato di bello, arguto e inusuale. Quando dipinge, disegna o crea uno dei suoi collage, le sue opere assumono un senso e trasmettono un messaggio che è privo di quello sconforto e di quel senso di smarrimento che trasmette un certo tipo di arte moderna.

Arrivata a Londra più di quattro anni fa con il suo ragazzo, nonostante abbia svolto vari lavori per arrivare a fine mese, non ha mai abbandonato la sua vena artistica.

Polpettas Mag l’ha incontrata per discutere dei suoi esordi nel mondo dell’arte, dei suoi lavori e di cosa le riservi il futuro.

Clara Sancho-Arroyo_polpettas2

Quando ti sei avvicinata al mondo delle caricature?

Ho iniziato a disegnare per caso. Un paio di anni fa stavo lavorando [in cucina] a Bristol [dove la Arroyo ha vissuto appena arrivata dalla Spagna]. Mi annoiavo così tanto che ogni volta che andavo a fare la spesa per il ristorante mi fermavo sempre nel negozio d’arte vicino per comperare nuovi utensili, colori e carta. Una volta ho comperato un pennello che trattiene molto colore e, tornata al ristorante, l’ho usato subito. A causa della sua grandezza e della forma aveva un modo davvero particolare di scorrere sulla carta permettendomi di esagerare i lineamenti delle persone. E’ da qui che ho iniziato con le caricature.

Clara Sancho-Arroyo, Lou Reed y A.Warhol

E quando hai iniziato con il collage?

Ho iniziato quando ero molto giovane. In realtà i primi collage, creati per gioco, rappresentavano episodi divertenti i cui i soggetti eravamo io e una pop star per cui all’epoca, avevo una cotta. Come primi tentativi, non erano affatto male. Dopo le prime sperimentazioni, ho messo da parte quello che per me era solo un “passatempo” per riprenderlo solo quando avevo bisogno di arrotondare. A un certo punto della mia vita, ho deciso di riprendere in mano questa tecnica. Sono sempre stata attratta da oggetti interessanti come riviste, mobili ed altro, che trovavo in strada. Immagina cosa si può fare con tutte queste cose che, apparentemente non hanno nulla in comune ma, mettendole insieme, possono assumere un nuovo significato.

Dopo questa pausa, quando hai ripreso con il collage?

Durante il mio ultimo anno di Università [all’Universidad Castilla La Mancha a Cuenca, Spagna] ci chiesero un progetto finale per la laurea. Volevo creare qualcosa che ruotasse intorno alla pittura. La mia scuola, però, aveva un metodo d’insegnamento progressista e non mi aveva dato le basi tecniche per realizzare un dipinto tradizionale. Anche il mio tutor, quando gli esposi l’idea, mi consigliò di lasciar perdere l’approccio tradizionalista che cercavo di seguire e mi suggerì di sperimentare approcci diversi. Inizialmente, non capì cosa volesse dirmi, però seguì i suoi suggerimenti e iniziai a usare materiali e temi diversi. Dopo alcuni giorni di riflessione, mi resi conto che la figura umana avrebbe potuto diventare il punto di partenza del mio progetto. Iniziai a ritrarre persone a me vicine cercando, con vari materiali e composizioni di immagini, di crearne la personalità. Ad esempio, ritrassi una mia amica mentre leggeva un libro circondata da foglie di albero vere, mentre un’ altra amica – che al tempo stava attraversando un periodo difficile – la ritrassi all’interno di una gabbia dorata tridimensionale.

Quali sono i procedimenti che metti in atto ogni volta che inizi un nuovo collage?

Quando inizio a lavorare, non mi soffermo sul significato che voglio conferire a una determinata opera. Solitamente mi circondo di vari ritagli di giornale che ho collezionato nel corso del tempo e lascio che siano le immagini a guidarmi, indicandomi la direzione da prendere attraverso [un ritaglio di] una gamba, un braccio. È [un processo] così giocoso. Mi piace quando, sparpagliando i ritagli in modo casuale, siano gli stessi a suggerirmi un significato. Niente è preparato in anticipo. Non c’è una grande pianificazione dietro, nel senso che non inizio mai i miei progetti con qualcosa in mente, piuttosto l’opera finita è qualcosa che si sviluppa mentre ci sto lavorando.  

Clara Sancho-Arroyo, vestido veneciano  Clara Sancho-Arroyo_polpettas5

Cosa ti piace di questa tecnica e da quali artisti prendi inspirazione?

[Il Collage] è un medium molto accessibile, specialmente per le persone che non hanno molta familiarità con l’arte.  È molto divertente, piacevole, e da piccoli pezzi puoi dare vita a significati o iconografie complesse. Riguardo agli artisti da cui traggo ispirazione, ce ne sono molti. John Stezaker, ad esempio, è uno dei miei preferiti. Ho avuto la fortuna d’incontrarlo durante la mia ultima mostra. Casualmente stava passando da lì proprio durante l’inaugurazione.

Su cosa stai lavorando al momento?

Siccome non ho una formazione classica in ambito artistico, ho sentito la necessità di frequentare un corso che colmasse questa mancanza.  Per tale motivo, attualmente sto frequentando un corso alla Heatherley‘s, istituzione accademica che insegna tecniche classiche di pittura. Credo che, quando avrò più dimestichezza, sarò anche pronta per far miei questi insegnamenti o oppormici e, conseguentemente, sviluppare il mio linguaggio pittorico/artistico. Nonostante ciò, all’interno del mio lavoro, ci sarà sempre spazio per il collage, anche se ancora non ho ancora una direzione precisa.

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Quali sono le tue fonti d’inspirazione?

Al momento sono molto più attratta da personalità eccentriche o da persone con caratteristiche fisiche particolari. Diciamo che preferisco lavorare con qualcuno che non si conforma con la nozione tradizionale di bellezza e che possa, addirittura, essere considerata brutta, piuttosto che l’inverso. Credo che quello che molto spesso viene considerato brutto, ė invece molto interessante. Interessante e unico. La bruttezza non è qualcosa che vediamo molto spesso attorno a noi perché siamo sempre circondati costantemente dalla perfezione: ovunque, ogni giorno. Dal momento in cui ci svegliamo alla mattina fino a quando sfogliamo una rivista o navighiamo in rete. Siamo contaminati e bombardati da questa tipologia di immagini.  Credo che questo mio disagio [nei riguardi della bellezza costruita] traspaia dai miei collages. Ci sono un sacco di ‘occhi’ e ‘ sorrisi falsi’ nei miei lavori, a testimoniare questa idea reale e al tempo stesso allarmante di perfezione.

Riguardo a questo aspetto, mi riferisco ai miei lavori più recenti. La cosa interessante è che in realtà non c’e’ nulla di premeditato. Mi riferisco al senso che scaturisce dai miei ultimi collages.  Non inizio mai un lavoro premeditando il senso che gli voglio dare, vado dove mi porta il vento. Nonostante ciò, comunque, sto notando che questo tema ricorre spesso nel mio lavoro.

Ti consideri un’ artista?

Credo che ci si aspetti che dica di sì. Sono al corrente che le mie opere possono essere considerate [quasi] come opere d’arte. Allo stesso tempo però non sono ancora sicura su cosa significhi essere un’ artista. Di natura sono una persona molto riflessiva, di conseguenza spesso mi soffermo a pensare su cosa stia facendo. E, se quello che io stia facendo, si possa considerare 100% onesto. Non sono sicura fino a che punto chi ha lo scopo di creare qualcosa lo faccia semplicemente per esprimere se stesso (e di conseguenza lo faccia onestamente) o semplicemente per creare la sua idea personale di bellezza.

Quali è il tuo parere in merito alla bellezza?

Apprezzo la bellezza, indubbiamente. La bellezza e’ importante. [La bellezza] ti calma e ti rilassa. Quella cosa che succede quando vedi una bella immagine, è come quando t’innamori. Quella è la stessa sensazione che cerco di ricreare quando inizio un nuovo ritratto o un collage. Cerco di trovare la bellezza nei diversi livelli di realtà. Sovrapponendo due cose, automaticamente costruisci una nuova realtà. Se mi è permesso di parlare in modo ipotetico, è quasi come partorire perché crei qualcosa dal nulla. Stai creando qualcosa che puoi vedere, toccare e, alla fine, anche ascoltare. Questo è uno dei motivi che mi fa credere che l’arte sia così gratificante. Penso che sia fantastico.

Una parte dei tuoi ritratti è intitolata ‘Barbiekens’. Puoi dirmi di più a riguardo?

Barbiekens deriva da Barbie e Ken. Sin da bambina, questi sono stati i miei primi giochi. Quelli che mi (e ci) hanno introdotto per la prima volta il concetto di ‘avere una bella vita’ che, allo stesso tempo, costituisce anche una sorta di punizione. Non avrai quel corpo, quella casa e nemmeno quell’auto perfetta. Attraverso questi ritratti, in un certo senso, sto sputando a questa immagine. Inoltre, ho intitolato questa mia produzione in modo ironico “Barbiekens”, perché mi piace ritrarre famiglie strane. Personaggi casuali e grotteschi che, a mio avviso, sono molto più interessanti dell’immaginario promosso da Barbie e Ken. In tutto ciò c’e’ anche un po’ di humor , considerato che mi diverto accentuando particolari caratteristiche fisiche. La cosa ancora più buffa  di questa produzione è che tutte le famiglie ritratte sono reali e scaturiscono da foto che ho scovato navigando su internet.

Mentre i tuoi collages sono raggruppati sotto ‘Telva’…

[Telva] è il nome di un famoso magazine di moda come, ad esempio, Glamour o Vanity Fair. Siccome la maggior parte dei ritagli di giornale dei miei collages proviene da Telva e da altre riviste di moda e considerato che attraverso la mia arte cerco anche di sensibilizzare e condannare gli stereotipi di bellezza, ho pensato che tale nome fosse appropriato.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Prima di tutto voglio migliorare la mia tecnica e la mia conoscenza in ambito artistico. Attualmente, ogni volta che mi trovo davanti a una tela bianca ho paura. Non mi sento libera e non smanio neanche dalla voglia di dipingere. E’ un peccato perché sento che perdo occasione di trovare cosa mi piace davvero. Certe volte penso addirittura che i miei schizzi siano meglio dei miei quadri finiti.Insomma, nel prossimo futuro, voglio superare i miei limiti.  Attraverso il corso alla Heatherleys sto davvero scoprendo molto sul mio stile pittorico. Odio le proporzioni, come si può vedere dai miei disegni, non appena posso, cerco sempre di alterarle. Nonostante ciò sono convinta che una volta che avrò imparato a padroneggiare queste tecniche, riuscirò anche a rompere gli schemi.  In futuro, spero di riuscire a mantenermi con ciò che creo. Vorrei continuare a lavorare con i ritratti, però vorrei che il mio tratto diventasse più complesso. Ad esempio, come riferimento, vorrei prendere un’ artista che mi piace molto, la portoghese Paula Rego . Ha uno stile molto onirico con molti contrasti in termini di colore, forme e luce. Per quanto riguarda le tecniche, userò un misto di tutte le tre che uso attualmente: collage, disegno su carta e pittura. Non sono sicura che riuscirò a vivere solo di questo. Pero’ so che vorrei anche insegnare arte ai bambini.

per informazioni: www.clara-sanchoarroyo.com

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English version

Clara Sancho – Arroyo, collages and portraits celebrate a different kind of beauty

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Spanish artist, London-based, Clara Sancho Arroyo doesn’t feel comfortable being labelled as an artist as she finds the term  “very constrictive”.

As soon as you meet her, you find in front of you a person who is always positive, bright and with a contagious smile that immediately puts you at ease. However, it’s when you look at her work, as well as her house turned into a temporary studio, that it is possible to trace and have a glimpse of how she visions the world. What is both astonishing and marvellous is the way in which once beloved and discarded objects abandoned on the streets fit perfectly in their oddity along her art and numerous plants, creating an organic yet curious setting, that would be very hard to replicate so effortlessly.

Arroyo, in fact, has a great talent for matching contrasting colours, textures and images as well as exaggerating human features and yet managing to keep her creations aesthetically pleasing even to someone in love with traditional criteria and proportions.

Everything, in Arroyo’s work as well as in her personality, is a melting pot of beautiful, witty and unusual. When she paints, draws or creates one of her collages, even something that might result odd in other contexts, under her direction it makes sense and hints its meaning to the spectator without the uncomfortable feeling of loss often associated to modern art. Having arrived in London more than four years ago with her partner, despite having had the usual odd job to make ends meet, she has never put aside her creative flair engaging in activities that unleashed and nurtured her creative persona.

Polpettas Mag caught up with her to discuss her artistic beginnings and work, and what the future holds for her.

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When did you start creating your art?

I started to draw accidentally. I was working in a kitchen in Bristol [where she first lived when she moved from Spain to England]. I was so bored with that job that every time I went shopping for the restaurant I always stopped at the art shop next door to buy new tools, colours, and paper. Once I bought a paint brush that retains a lot of color in it and I started drawing while I was in the kitchen. That tool, because of its shape, had such an odd way to flow and draw lines on the paper that it immediately allowed me to exaggerate with people’s features.

How did you discover the Collage technique?

I started doing it when I was very young. Actually the first collage I made depicted amusing in which I represented myself and a famous pop star I fancied at the time. Actually, I have to say that as first attempts they were not bad at all.  After these first ventures, I put this technique aside, pulling it out whenever I needed extra money. However, at some point during my adulthood, I started exploring this medium again. I have always been attracted by interesting objects that I found on the streets like magazines, furniture and so on. Imagine what you could do with all these things that at first glance don’t have anything in common. They don’t have a specific meaning. And then, by putting them together, you can give the meaning you want them to have.

When did you start again creating collage?

During my final year, [at the Universidad Castilla La Mancha in Cuenca, Spain] we were asked to create a project for our graduation. I wanted to create something which involved painting. However, because I was taught in a very progressive school, my tutor at the time told me to stop drawing in the classical aesthetic style and experiment different approaches. At first, I didn’t understand what he meant. Eventually, I followed his suggestions and I started choosing different materials and painting subjects. I didn’t know what to paint so I stopped and waited for a couple of days. And then, after a while, I realised that the human form is something always present and that this could have been a reasonable subject for my graduate project. I started by portraying people that I knew closely by trying to describe their identities through different fabrics and picture compositions. For example, I portrayed one of my friends reading a book and surrounded by real tree leaves, while another friend, who at the time was having a bad moment in her life, was portrayed inside a tridimensional golden plastic cage.

What are the steps that you undertake when creating a new collage?

I don’t look immediately for a meaning when I start composing the collages. I usually start surrounding myself with cut-outs I have been collecting for a long time. And I let the images guide me through the creative process and direct me to add a [cutout of a] leg, an arm. It’s so playful. I like when I can shuffle them around giving them the meaning that I want. There is nothing pre-prepared.  It’s not a big decision in the sense that I don’t start my projects with something that I already have in mind, but it’s rather something that develops while I am working on it.

Clara Sancho-Arroyo, soldado masajea filete

 

What do you like about this technique and do you have any artist which you look up to for inspiration?

It’s a very accessible medium for people that are not very familiar with art. It’s super fun, enjoyable and through simple steps you can create very complex meanings or images. I think collages can be very striking. There are a lot of collage artists who I admire. Jonas Stezaker is one of my favourite. I met him at my last exhibition by pure chance as he was walking past where I was exhibiting.

What are you working on at the moment?

As I don’t have classical training, I felt the need to fill this gap by enrolling on a course [at Heatherley’s] which teaches classical painting techniques. I believe that when I master these techniques, I will be ready to embrace them or (reject / ‘go against them) in my work and, consequently, develop my own painting language There will always be collage in my work, however, I don’t have any fixed route. For example, where I am now, they teach you the colour theory and how to paint. It’s very interesting. Although it’s very traditional, I am discovering so many interesting things. I hope that at the end of the course I will gain the skills to develop a more complex painting technique.

What are your sources of inspiration?

Currently I am more attracted by eccentric personalities or by peculiar physical characteristics. Let’s say, I’d rather work with someone that doesn’t conform to normal beauty standards and might be considered ugly than to someone who conforms. I feel that what is considered ‘ugly’, is more characteristic, more exciting and unique. [‘Ugliness’] is not something that we see very often around us because we are constantly reminded about this idea of perfection: everywhere, everyday. From the moment we wake up in the morning to when we browse the internet or read a magazine. We are contaminated and poisoned by these images. I believe that this issue is something that I express through my collages. There are a lot of ‘pair of eyes’ and ‘fake smiles’ in my collages, for example, to support this idea related to this real yet alarming strive for perfection. I think my latest works show this aspect. The interesting fact about this, is that I am not doing it consciously. I never start a job, over thinking about what kind of meaning I want to associate to it. I just go with the flow, but then – especially in my recent work – I could see that there was a common thread.

Do you consider yourself as an artist?

I think I’m supposed to say yes. I know that I produce objects that can be pigeonholed as something belonging to the field of art. However, I am not sure about what it means to be an artist. I am quite a reflective person. As a result, I always think too much about what I am doing here, where I’m going with my art and whether what I am doing is 100% honest. Personally, I consider someone an artist when they create something purely honest. I don’t know to what extent when someone has the idea to create something, it happens because they need it to express themselves (and consequently it would be the honest way) or maybe they do it just for the need to create a personal idea of beauty.  

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What are your thoughts on beauty?

I appreciate beauty, definitely. Beauty is so important. It’s calming and relaxing. The thing that happens when you see an image of beauty, is like falling in love. It’s not just an image. That’s what i look for when I am starting a new painting or a collage. I try to find beauty in different levels of reality. By overlapping two things, you automatically have a reality. If we can speak in a very hypothetical way, it’s like giving birth because you create something from nothing. You are creating something that you can see, than you can touch and eventually can hear. That’s the reason I think art is so rewarding. I think it’s amazing.

A number of portraits, among your work production, is titled ‘Barbiekens’. Can you explain a bit more about it?

Barbiekens comes from Barbie and Ken. During my childhood these were the toys that firstly introduced us children to what was considered as having a perfect life, which is also a sort of punishment that you carry with you for your entire life. You won’t have that body, you won’t have that house, and you won’t have that perfect car. In a way, I am ‘shitting’ on this image and I named this ironically because I like to portray strange families. Weird, random and very grotesque characters which I think are much more interesting that the actual Barbie and Ken ideal imagery. There is also a bit of humor as I also tend to deform features. The funny thing is that some of these portraits are initially made from kitsch family portraits which I found browsing in internet.

While your collages production is labelled ‘Telva’.

Yes, this is the name of a Spanish fashion magazine, like Glamour or Vanity Fair. As most of my cut-outs come from magazines and because with my art I also refer and condemn beauty stereotypes, I thought that using this name was ironically appropriate.

What are your plans for the future?

I want to improve my skills and my knowledge. At the moment, whenever I face a white canvas I feel scared. I don’t feel free. I don’t cheer saying I am looking forward to it. I believe that I don’t have enough skills to feel free. It’s a shame, as I am missing the chance to find what I really like. In the nearest future, I really want to overcome this limitation of mine. I feel I have so many things to learn: about colour and proportions for example. I hate proportions, in my drawings as you have seen, if I can find a face that I can deform and exaggerate its traits, it’s pure joy. However, I think that if you want to subvert something established you should master the rules beforehand. 

As per my future work, I definitely would keep on working with portraits. However, I’d like to make my portraiture trait more complex. For example, as a reference, I really like Portuguese artist Paula Rego. She has a very oneiric style of painting, with lots of colour and contrasting patterns.  I see myself living off what I create. Regarding the medium used, it would be a combination of the three techniques I currently use: collage, drawing on paper, painting. I am not sure I will manage to live off my art alone. I would also love to teach art to children.

more information: www.clara-sanchoarroyo.com