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Tre EP di tre canzoni l’uno, e finalmente un album di debutto, intitolato semplicemente Introducing I’m Not a Blonde.

Se, come speriamo, una telegrafica discografia non soddisfa la vostra curiosità, vi invitiamo a leggere l’intervista fatta a Chiara Castello e Camilla Matley, le anime electro-pop del duo I’m not a blonde (but I’d love to be Blondie), per noi una delle band emergenti da tenere d’occhio e da vedere tassativamente anche live.

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Chiara e Camilla. Non due volti nuovi, ma un’inedita combinazione di colori, di esperienza, influenze musicali. Raccontateci com’è iniziata questa vostra avventura!

L’avventura è cominciata due anni fa, quando Camilla stava cercando una cantante per un altro progetto musicale. Quella band è durata molto poco ma io e Camilla abbiamo cominciato a fare delle collaborazioni e presto è arrivata la voglia di scrivere delle cose insieme, e così sono nati i pezzi del nostro primo EP uscito a Settembre 2014.

Non è inusuale che le band decidano di iniziare con un EP, per farsi conoscere prima dell’uscita del full lenght di debutto.
Avete deciso di confezionare tre EP, facendo anche un lavoro di grafica molto coerente, quasi per dare l’opportunità all’ascoltatore di scoprirvi con i tempi e le dosi da voi consigliate. Qual è stato il vostro progetto iniziale? 

Sì, l’idea era di diluire le uscite nel tempo principalmente per due motivi: perché eravamo all’inizio, ci dovevamo ancora conoscere e soprattutto capire cosa volevamo fare, la direzione musicale da prendere. E, secondariamente, perché c’è una differenza incredibile tra il tempo che ci vuole per scrivere/produrre canzoni, rispetto a quello con cui vengono consumate oggi. C’è una richiesta sempre più frenetica di “nuovi contenuti” così abbiamo pensato che diluirli nel tempo, pubblicando le nostre canzoni tre alla volta – abbiamo fatto tre EP, con tre pezzi ciascuno, ogni tre mesi… la trilogia del 3!  (ride, ndr).

Poteva essere un modo saggio per sopravvivere un po’ più a lungo in questa giungla musicale.

Cosa vi ha stupito maggiormente dall’uscita di EP01?

Ci ha davvero stupito la definizione di punk che ci ha dato la gente: non avremmo mai detto che I’m Not a Blonde sarebbero state accostate a questo immaginario. Ma la cosa ci ha fatto molto piacere.

Si può considerare Introducing I’m Not a Blonde la vostra carta d’identità?

Credo che Introducing sia la carta d’identità del 2016. Stiamo lavorando al secondo album e solo quando sarà finito, noi stesse capiremo chi siamo diventate. Nel tempo si cambia, cambia il nostro modo di comporre, di suonare, i riferimenti e non sai esattamente come si evolverà il progetto. Almeno al momento non vogliamo porci barriere.

Avete uno stile vostro, riconoscibile e personale. È stato un processo di scrittura istintivo o avete lavorato a lungo per affinare il suono?

Direi istintivo, legato al momento in cui ci trovavamo, quello che stavamo ascoltando in quel momento e quello che ci succedeva insieme e intorno.

Credo che si sentano emozioni diverse passando da un EP all’altro; il legante sta nella scelta di usare sempre gli stessi suoni dati dagli stessi strumenti.

Nel mondo della musica, e quindi dell’arte, cosa ritenete sia davvero innovativo?

Questa domanda ci mette parecchio in crisi. Crediamo che forse la cosa più innovativa sia il modo di proporre l’arte: oggi i computer e soprattutto internet hanno modificato i modi e i tempi di fruizione. Uno dei talenti dell’artista è quello di capire come far arrivare la sua opera al pubblico, in un contesto di sovrapproduzione di contenuti. L’artista non è solo produttore d’arte, ma deve avere il talento di farsi distinguere in un “mare” di opere.

Chi sono per voi i cinque nomi -musicisti o band- che sono i migliori esempi di modernità?

Holly Herdon, Radiohead, Iosonouncane, ANOHNI, Carla Dal Forno.

Ovviamente stiamo mettendo a fianco nomi enormi con piccole realtà che secondo noi meritano di essere menzionate.

Qual è il vostro pezzo che preferite suonare dal vivo?

Camilla: 21.

Chiara: If.

Il posto più bizzarro dove vi è capitato di suonare finora?

Ad un Rave Party a Friburgo, dentro un pub tutto in legno del 1800.

I’m not a blonde (but I’d love to be Blondie) nel 2026: tre aggettivi per descrivervi. Ipoteticamente.

Ironiche, ironiche, ironiche.

 

THE LAUNDRY ROOM

La canzone che canticchiate più spesso al mattino.

Chiara: Tokyo delle Teen.

Camilla: una canzone che sto scrivendo da tutta la vita.

La canzone che avreste voluto tanto scrivere voi.

Oggi risponderemmo Daydreaming dei Radiohead, domani chissà.

Mollo tutto e vado a…

Spiaggiare in Grecia.

La cosa che vi dà più fiducia.

Che forse c’è un lento ritorno all’uso dell’inglese nelle produzioni italiane.

La cosa che non sopportate.

L’arroganza e la mosciaggine.

Un libro che vi è rimasto nel cuore.

Banalmente, Just kids di Patty Smith.

Un viaggio assolutamente da fare.

Andare da Milano a Berlino in macchina.

Una brutta abitudine da dimenticare.

Controllare i like di facebook di prima mattina.

L’errore che vorreste rifare

Andare da Milano a Berlino in macchina.

 

Per scoprire tutto su I’m not a blonde (but I’d love to be Blondie) seguite i loro aggiornamenti!

I ritratti di Chiara e Camilla sono stati realizzati in esclusiva per Polpettas Mag da Cartacarbone.

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Three EPs of three songs each, and finally a debut album, simply titled Introducing I’m Not a Blonde.

If, as we hope, a telegraphic discography does not satisfy your curiosity, we invite you to read the interview with Chiara Castello and Camilla Matley, the electro-pop souls of I’m not a blonde (but I’d love to be Blondie), for us one of the bands to keen an eye on, and definitively see live.

Chiara and Camilla. Your faces are not new, but here there’s a new and unusual combination of colors, experience, musical influences. Tell us how this new adventure started!

The adventure began two years ago when Camilla was looking for a singer for another musical project. That band lasted very little but Camilla and I started to collaborate; then we wrote things together and so in September 2014 came out the pieces of our first EP.

It is not unusual that a band decides to start with an EP, to be known before the release of the full length debut. You have decided to pack three EPs, making even a very consistent graphic work, almost to give the listener the opportunity to discover you step by step. What was your original plan? 

We decided to release the songs a little at a time mainly for two reasons: first, we just started to collaborate, we hadn’t yet understood what we wanted to do, and which musical direction to take.

Second, there is a huge difference between the time it takes to write / produce a song, compared to the time in which it’s consumed today. There is an increasingly frenetic demand for “new content”, so we thought to water down them a little at a time, by publishing our songs three at a time – we did 3 EP, with 3 pieces each, every 3 months … the 3 trilogy (she laughs, editor’s note).

It could be a wise way to survive a bit longer in this musical jungle.

What has surprised you most since the release of EP01?

Probably the definition of punk that people gave us! We’d never said that I’m Not a Blonde were juxtaposed with this imaginary. But it made us very happy.

Introducing I’m Not a Blonde can be considered as your ID card?

I think Introducing can be the identity card of 2016. We are working on the second album, and only when will be finished, we’d understand who we have become. Along the process you change, our way of composing changes, our way of playing, our references, and you do not know exactly how the project will evolve. Actually we do not like building mental blocks.

You have a very recognizable and personal style. It was an instinctive process of writing or you have worked for long to enhance the sound?

I would say instinctive, linked to the moment we were living, what we were listening to at that time and what it was going along and around. I believe that they feel different emotions going from one to another EP; the link is in the choice to use always the same data sounds.

In the music field, and therefore in the art world, what you feel is truly innovative?

This question is really difficult to answer. We think that maybe the most innovative thing is about the way to present and offer art. Computers, and especially internet, have changed the ways and the timing of fruition. One of the artist’s talents is to figure out how to make his/her work get to the public, in a context of overproduction. The artist is not only the art producer, but he/she needs the ability to emerge among an ocean of works that is today reality.

Five names –musicians or bands- that are the best examples of modernity.

Holly Herdon, Radiohead, Iosonouncane, ANOHNI, Carla Dal Forno: we are mentioning huge names alongside small realities that deserve, however, to be mentioned, in our opinion.

What is your favorite song to play live?

Chiara: If.

Camilla: 21.

The weirdest place you’ve played so far?

A Rave Party in Freiburg, a pub of 1800 all made of wood.

I’m not a blonde (but I’d love to be Blondie) in 2026: 3 adjectives to describe you – hypothetically.

Ironic, ironic, ironic.

 

LAUNDRY ROOM

The song hummed more often in the morning.

Chiara: Tokyo by Teen.

Camilla: a song it’s taking all my life to write.

The song you wish having written.

Today we would say Daydreaming by Radiohead, tomorrow we don’t know.

I leave everything and go to…

Lay on a beach in Greece.

The thing you think is more hopeful.

It seems to be a slow return to the use of English in the Italian productions.

The thing you cannot stand.

Arrogance and weakness.

A book that you most loved.

Banal but true, Just kids by Patty Smith.

A must-do trip.

Going from Milan to Berlin by car.

A bad habit to leave.

Check the Facebook page likes in the early morning.

The mistake you would be proud to repeat.

Going from Milan to Berlin by car.

Keep you updated on I’m not a blonde (but I’d love to be Blondie) news and concerts.

Chiara and Camilla’s portraits  by Cartacarbone exclusively for Polpettas Mag.