Dal profondo nord-est italiano a Brooklyn, sola andata: Michela Buttignol, illustratrice di stanza sulle pagine de The New York Times, dopo anni di costanza e grande impegno ha capito che l’importante è

“creare un lavoro solido che deve essere soprattutto soddisfacente per me. Gli altri arrivano dopo”

E forse è proprio questo il segreto del suo successo, insieme ad un panorama, quello americano, più aperto alle idee dei giovani artisti.

Con una filosofia liquida, come l’acqua del mare, qui su Polpettas Mag Michela ci racconta del suo lavoro, estremamente emotivo.

 michela buttignol illustrator

Ciao Michela, come stai?

Per aria! In volo da New York verso San Francisco e molto felice di rispondere alle vostre domande.

 

Perché l’illustrazione? Tornando indietro nel tempo, ti ricordi un evento o una storia che ti ha portato fino a dove sei ora?

Sarmede, provincia di Treviso 1985. I miei genitori mi portarono per la prima volta a vedere una mostra di illustrazione per l’infanzia: i libri che mi hanno comprato in quell’occasione sono poi diventati la mia ossessione e da all’ora probabilmente è iniziata la necessità di creare immagini.

 

michela buttignol_FEET

michela buttignol_Things-Cooks-Know_2000 michela buttignol_Your-Body-on-Sugar_2000

Hai spesso affermato che nei tuoi lavori adori in particolar modo rappresentare volti, da cosa parti di solito per catturare l’espressività di una persona?

Parto dall’istinto. In realtà non ho mai capito veramente perché mi piaccia così tanto disegnare i volti delle persone, per me è davvero un esercizio piuttosto spontaneo.

 

In che modo senti che stai crescendo come illustratrice?

In passato perdevo molta energia e tempo nel cercare di compiacere gli altri; adesso l’unica cosa che mi interessa è quella di creare un lavoro solido che deve essere soprattutto soddisfacente per me. Gli altri arrivano dopo.

 

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michela buttignol_women-s-healthcare

 

Ormai da quattro anni, giusto, vivi a New York, come ci sei arrivata? La definiresti la realizzazione di un sogno o una necessità?

A New York ci sono arrivata per caso e non per motivi professionali. Ovviamente vivere a New York ha cambiato completamente la mia vita professionale dandomi la possibilità di raggiungere degli obiettivi che difficilmente avrei raggiunto se fossi rimasta in Italia.

 

New York è un mondo avvolgente e frenetico, come ha influito sul tuo lavoro questo diverso panorama fuori dalla tua finestra?

L’energia di New York è unica ed è stata sicuramente -e lo è ancora- molto importante nel mio lavoro. Le persone che sono disposte ad ascoltarti sempre, o quasi, fanno parte di questa energia.

 

Come sei riuscita a mantenere il tuo stile ingenuo e intenso –se ti riconosci in questa definizione?

Io credo che in realtà il mio stile sia cambiato molto nel corso degli anni.

Forse ne è rimasta la matrice, anzi lo spero, che è principalmente composta da quella parte di mondo interiore che utilizzo sempre nel mio processo creativo.

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michela buttignol_GAVINmichela buttignol_business travel michela buttignol_CHET+JAIL

 

Stai collaborando moltissimo con il New York Times, a ben vedere immaginiamo che per te sia un traguardo raggiunto: c’è ancora un ‘dream-project’ che senti di voler realizzare?

Sono molto felice di collaborare con The New York Times ma ho ancora molti, moltissimi, dream-project da realizzare!

 

C’è un tuo lavoro che ti sta particolarmente a cuore per come è nato o perché il risultato ti ha particolarmente sorpreso?

Tiananmen Forgotten – l’illustrazione che ho creato per The New York Times in occasione del venticinquesimo anniversario del massacro di Piazza Tienanmen in Cina.

Questa illustrazione è stata recentemente selezionata dalla Society Of Illustrators New York, per me da sempre un obbiettivo molto importante da raggiungere.

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Ti sei occupata dell’illustrazione di alcune copertine di libri per una collana italiana anni fa: illustrare book cover è un processo complicato come sembra dall’esterno?

La mia esperienza nell’illustrare book cover fa parte di un progetto molto bello che ho realizzato in team – per due anni in collaborazione con Cromazoo Studio ho realizzato le copertine delle collane Libri Scheiwiller.

Illustrare la copertina di un libro è bellissimo – credo che sia un processo molto personale nel quale si ha la possibilità di disegnargli un vestito, creando attraverso un’immagine l’interpretazione estetica del libro stesso senza ovviamente mai perdere di vista il suo contenuto.

 

Parlando di attualità, i tragici fatti di Parigi di pochi mesi fa, che hanno coinvolto la redazione di Charlie Hebdo, hanno toccato da vicino soprattutto il mondo degli illustratori: cosa ne pensi delle generali opinioni emerse sulla libertà di espressione?

Supporto il diritto alla libertà di espressione e in seguito ai recenti fatti di Parigi ho realizzato un’illustrazione come simbolo della mia totale solidarietà verso le vittime dell’attentato – tutte, non solo i disegnatori. Attorno a questo argomento si potrebbero spendere molte parole. Io qui posso dire solo che io sono Charlie perché quello che è successo a Parigi e non solo lì, riguarda tutti noi.

michela buttignol_charlie hebdo

 

Con quali sentimenti definiresti le tue illustrazioni?

Emotività?

Le mie illustrazioni sono come me, ed io sono estremamente emotiva – purtroppo?

 

Quali sono i tuoi punti di riferimento, le cosiddette “ispirazioni”, a livello artistico o meno, che si riflettono nei tuoi lavori?

Le mie fonti d’ispirazione sono parecchie. Forse in questo momento quello che più mi ispira è il mare. Adoro l’acqua – chi la abita e chi la frequenta. Per questo motivo per un periodo di tempo disegnavo sempre molti pesci. Ora sono passata ai bagnanti, li adoro. Il mio ultimissimo progetto ne è sicuramente la prova.

 

michela buttignol_FISHES michela buttignol_SPA michela buttignol_passenger peru

BEACH_passenger peru_michela buttignol

passenger peru_michela buttignol_BUBBLES passenger peru_michela buttignol_GIRLS

 

Su cosa stai lavorando in questo momento?

Ho appena terminato un progetto abbastanza lungo di animazione per una band indie-rock newyorkes, i Passenger Peru.

Al momento invece ho per le mani una collaborazione con il CUP – The Center for Urban Pedagogy NYC per la realizzazione di una visualizzazione dati illustrata, sul sistema fiscale americano nell’ambito dell’immigrazione.

 

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THE LAUNDRY ROOM

Di cosa sei più orgogliosa?

Di non essermi ancora arresa — questo lavoro è difficile e rialzarsi quando si cade è molto faticoso.

Se non fossi stata un’illustratrice?

Stilista, come mio nonno.

Se dovessi impacchettare la tua vita per andartene, solo con le cose che ami di più, cosa porteresti con te?

Mio marito e il mio libro di Saul Bass.

Europa o America?

Tutte e due – però forse Europa.

Un artista contemporaneo.

Matisse.

Un libro.

Le Correzioni, di Jonathan Franzen.

Un film per ridere.

Compagni di Scuola, Carlo Verdone, 1988.

Un film per piangere.

In the Mood For Love, Wong Kar-wai 2000.

Una canzone.

Dance Me To The End Of Love, Leonard Cohen.

Un concerto.

Pulp, al Radio City Music Hall, New York, Aprile 2012.

Il giorno più felice della tua vita.

Il giorno che mi è stata data una possibilità.

L’errore che saresti orgogliosa di ripetere.

Perdere tempo: per capire veramente cosa volevo, e come potevo arrivarci.

Il sogno nel cassetto.

Realizzare il sogno nel cassetto, e riempire il cassetto con un altro sogno.

 

 

 

To follow Michela Buttignol and her amazing work here’e her webpage.

 

Interviewed on March 10th 2015 by Margherita Visentini.