An established order, an existing footprint, not a single piece of work, but a a body of work, kinda chorus. There is no chronological disposition, but a vision made of balance and contrast. Each piece has a force and a light that explode in the whole exposition’s complexity, rhythm and harmony.

Alberto Burri was born in Città di Castello (Perugia, Italy) in 1915. After graduating in medicine, he was captured in Texas during World War II, and it’s at this stage of his life that he discovers his interest for painting.

Jute sacks, tar, iron wood and plastic: Burri, the world’s leading Informal artist, hated to be called “the one of the sacks”. The materials did not matter its tears, the combustions are the result of an in-depth artistic experimentation: a sign of the times, a testimony to a life connected to his medical studies, and to the traumatic experiences during the war. An unusual and extremely personal ability to observe and interpret of the world. And while the world was looking for it, Italy did not understand him.

In 1978 he chose his land: the Albizzini Palace and the Ex Seccatoio del Tabacco in Città di Castello are two spaces so different one from the other, both for their history, and for their value, but carefully selected to host the Burri Foundation. The relationship between work and the exhibited space has always been his major concern so that he could only get done his work for places previously arranged. All his materials and elements are contained in this space, in this perimeter, in these floors. Burri once told that if you look at his artworks, “the last painting and the first one are the same”, and for this reason it doesn’t matter if they produce tumult or vastness, obstruction or fragment to the audience.

The centenary of the artist’s birth was celebrated on March 12, 2017 with the opening of the third Museum inside Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, exclusively dedicated to the graphic work of Burri (1915-1995). Two hundred and twenty pieces that perfectly fit in the artist’s body of painting, strengthen his incomparable expressiveness. The graphic works give definitively a further glimpse into the artist’s creative mind.

Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, with its more than 4000 square meters of space, is the largest artist’s museum in the world.Fondazione Burri_7 Fondazione Burri_2 Fondazione Burri_1 Fondazione Burri_5

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Un ordine scelto, un’impronta esistente, non una singola opera ma un coro composto da tutte quante, uno stesso corpo. Non esiste una disposizione cronologica bensì una visione fatta di equilibri e contrasti, ogni opera ha una forza e una luce che esplode nella complessità dell’intera esposizione, fatta di ritmo e di armonia.

Alberto Burri nasce a Città di Castello nel 1915. Dopo aver conseguito una laurea in medicina, durante la seconda guerra mondiale viene fatto prigioniero in Texas, in questa fase della sua vita scopre il suo interesse per la pittura.

Sacchi di iuta, catrame, plastica ferro e legno, Burri il più grande esponente dell’arte Informale al mondo odiava essere definito “quello dei sacchi” i materiali non avevano importanza i suoi strappi, le sue combustioni sono frutto di un’approfondita sperimentazione artistica, specchio di un’epoca, testimonianza di un vissuto legato alla sua formazione medica e alle traumatiche esperienze vissute durante la guerra. Una capacità d’osservazione ed interpretazione inusuali ed estremamente personali, mentre il mondo lo cercava, l’Italia non lo comprendeva.

Lui nel 1978 sceglie la sua terra, Palazzo Albizzini e l’Ex Seccatoio del Tabacco di Città di Castello, due spazi tanto diversi per storia e valore ma selezionati con cura per ospitare con lo stesso rispetto e coerenza la Fondazione Burri. Un rapporto tra opera e spazio che la contiene che da sempre risulta una convinzione e uno studio dell’artista tale da portarlo a realizzare i suoi dipinti soltanto per luoghi definiti in precedenza. Pittura e spazio, tutti i suoi materiali ed elementi vengono contenuti in questo, in perimetri, in suolo, in segmenti fisici e mentali che portino a produrre tumulto o vastità, ostruzione o frammento non conta, tanto come lui sostiene, se si osserva bene “l’ultimo quadro è uguale al primo”.

Il centenario della nascita dell’artista è stato festeggiato il 12 marzo 2017 con l’apertura del terzo Museo della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, dedicato esclusivamente all’opera grafica di Burri (1915-1995). Duecentoventi opere che si integrano perfettamente alla pittura dell’artista, posizionandosi non come realtà collaterale ma avvalorando con pulizia e rigore la sua espressività forte ed ineguagliabile. Una tipologia artistica che dona un ulteriore sguardo nei meandri della mente creativa dell’artista, rendendo la fondazione con i suoi oltre 4000 mq di spazio, il più esteso museo d’artista al mondo.