“Ci sono direttori della fotografia che non leggono nemmeno il copione: io no, io credo che la luce faccia parte della storia del film.”

Queste le parole di Carlo Di Palma, uno straordinario artista italiano, direttore della fotografia di capolavori della storia del cinema come La grande guerra, L’armata Brancaleone (Mario Monicelli), Misterioso omicidio a Manhattan, Radio days, Harry a pezzi (Woody Allen), Blow Up, Deserto rosso (Michelangelo Antonioni), e moltissimi ancora.

All’interno del programma del Festival de Cine italiano de Madrid abbiamo potuto vedere il documentario Acqua e zucchero. Carlo di Palma: i colori della vita, un viaggio tra i ricordi di moltissimi personaggi del mondo del cinema che hanno lavorato con lui, realizzaato sia per omaggiare l’eccezionale artista e, al tempo stesso, rendere giustizia al lavoro della persona che sta dietro la cinepresa, il direttore della fotografia.

Tutti gli intervistati -da Wim Wenders, Bernardo Bertolucci a Christian De Sica, Ken Loach, Woody Allen, Ettore Scola… –  sottolineano non solo l’incredibile maestria del suo lavoro, ma anche la grande umanità e simpatia di questo grande artista, dentro e fuori dal set.

 

woody-allen-carlo-di-palma-photograph-by-brian-hamill

Photograph by Brian Hamill

Carlo Di Palma cercava la perfezione assoluta, in quei film per cui lui sceglieva di lavorare, che dovevano avere ambizioni comunicative oltre ad essere delle opere d’arte: 12 i film realizzati con Woody Allen, il quale ammette di essere una persona schiva e poco socievole, e che “con Carlo mi trovavo invece davvero bene”, soprattutto perchè era educato e lo faceva sentire a proprio agio. Erano una strana coppia: Allen non parlava una parola di italiano, e Di Palma si arrabattava con pochi termini in inglese, eppure -rimane un mistero come- si intendevano a meraviglia su tutto.

“I suoi film sono molto parlati, per cui bisogna muoverli” racconta Di Palma spiegando un movimento di macchina utilizzato per una scena di Hannah e le sue sorelle, prima pellicola realizzata insieme.

Il risultato è una dichiarazione d’amore al cinema, alla sua storia, alla passione con cui i cineasti e tutte le maestranze fanno il proprio lavoro, e anche un po’ all’Italia, “popolo di santi poeti navigatori”, e di direttori della fotografia.

Il regista.

Fariborz Kamkari, regista di origini curdo-iraniane ma di base in Italia, ha altri quattro film all’attivo: Black Tape: A Tehran Diary, the Videotape Fariborz Kambari Found in the Garbage (2002), The Forbidden Chapter (2006), Golakani Kirkuk —The Flowers of Kirkuk (2010) e Pitza e datteri (2015).

 

carlo bernardo-bertolucci-carlo-di-palma

woody-allen-and-carlo-di-palma-photography