Last Thursday [November 3rd] we had the chance to take part to an informal talking with Steve McCurry  in Madrid at the Ivorypress Gallery. No doubts that McCurry is a true legend of photography and he’s still working: a book titled On Reading has just been published.

During an hour spent in his company, McCurry talks about Sharat Gula, the Afghan girl of his absolutely-most-known portrait he made in 1984: she’s just been imprisoned and her medical conditions are critical.

He admits that he keeps on shooting, with any cameras, and with his mobile too, that has never enough space! And he’s always travelling, for example last year he probably spent at home 6 weeks.

Somebody asks him if he’s never missing the film, and McCurry answers that the film has been a priceless tool in that moment, but honestly, “I love digital”! Laughing, he admits he had missed so many photos during his film years, shots taken in specific light conditions that he considered perfect at that moment, but the final print resulted out of focus. He says: “Today with the digital  I do not run this risk anymore”.

He mentions a reportage made in Italy some years ago, Sensational Umbria, and recalls the small city of Norcia, today a victim of the heart quake.

At the end somebody asks the “frequently asked” question: “Any advice for the aspiring photographers?”. McCurry answers, with his typical friendly mood: “If you’d wanna be a writer, I’ll suggest you to read and write a lot. If you’d wanna be a musician, I’ll suggest you to attend to as may concerts as possible, and to exercise everyday. So, if you’d wanna be a photographer, study the pictures of the great photographers, learn, and then shoot, shoot and shoot again. And don’t forget to print the pictures you take because you can learn a lot watching them outside a monitor.”

Giovedì scorso a Madrid, alla Ivorypress, abbiamo avuto la fortuna di assistere ad una chiacchierata informale con Steve McCurry, leggenda vivente della fotografia mondiale ancora in attività: ha infatti appena pubblicato un libro dal titolo On Reading.

In quest’ora trascorsa insieme, McCurry ha raccontato di Sharat Gula, la donna afgana del celebre ritratto da lui scattato nel 1984 divenuto un’icona, che è stata recentemente arrestata e le cui condizioni di salute sono precarie.

Ha ammesso che scatta in continuazione, con qualsiasi mezzo, perfino con il suo cellulare che ha la memoria sempre piena. E che continua a viaggiare, come sempre, l’anno scorso avrà passato a casa circa 6 settimane.

Qualche nostalgico chiede se rimpiange la pellicola. Lui risponde che è stata uno strumento prezioso per quel momento storico, ma che ama il digitale. Ridendo ammette di quanti scatti preziosi ha perso negli anni della pellicola, foto realizzate in particolari condizioni di luce che reputava magnifiche all’ora di scattare, ma che una volta sviluppate risultavano tutte sfuocate. “Oggi con il digitale non corro più questo rischio!” ha detto sicuro.

Ricorda il reportage che ha realizzato in Umbria qualche anno fa, Sensational Umbria, e Norcia, città oggi ferita per il terremoto.

Alla fine qualcuno fa la domanda di rito: “Qualche consiglio per chi vuole fare il fotografo?”. E con il tono amichevole che lo contraddistingue ha detto: “Se vuoi fare lo scrittore ti direi di leggere tanto e di scrivere sempre, se vuoi fare il musicista ti direi di andare a quanti più concerti possibile e di fare esercizio ogni giorno, quindi se vuoi fare il fotografo guarda le foto dei maestri, impara e poi scatta, scatta e scatta ancora. E mi raccomando, stampa le foto che scatti perché vedendole fuori dal monitor impari moltissimo”.