Trent’anni ancora da compiere e una sacrosanta gavetta. Ora Mariavittoria Soldi, si concede lo sfizio di provare a fare un po’ di testa sua, e ci riesce alla grande.

 

 

“… il capo finito è la punta dell’iceberg, il disegno la base che sta sotto, e in mezzo tanto lavoro da fare.

Ogni giorno una sfida stimolante, che a volte diventa anche frustrante. Ma la soddisfazione, alla fine di tutto, è impagabile”.

 

 

Tanta l’attenzione per il suo lavoro, non solo da parte dei media addetti, ma anche delle istituzioni, come Mi-Milano Prêt-à-Porter, la nuova fiera della moda italiana e dei designer emergenti, appena terminata insieme alla settimana della moda: 830sign, il brand che fa da palcoscenico alle creazioni della giovane designer veronese, è stato selezionato ed invitato a far parte di HotHouse, la casa dei talenti, sezione della fiera dedicato ai giovani nomi del panorama internazionale.

Due chiacchiere con Mariavittoria Soldi, sulla propria esperienza nel campo della moda e qualche anticipazione della prossima collezione.

 

Anteprima dell’intervista sul sito Luxstyle.it

 

Giula Spiller, fondatrice di 830Sign, e Mariavittoria Soldi, designer

 

 

Cosa dice il tuo curriculum vitae?

Data di nascita 12.10.1982

Giugno 2001: Diploma Liceo Linguistico

Settembre 2001 – Luglio 2004: Corso di Fashion Design presso l’Istituto Europeo di Design (IED Moda Lab – Milano).

Ottobre 2004 – Ottobre 2005: la prima esperienza di lavoro, assistente designer collezione uomo per l’azienda tedesca Strenesse, a Milano.

Ottobre 2005-Giugno 2006 mezz’anno sabbatico a Verona alla ricerca della giusta strada, con un intermezzo di streetwear – Stanley Parsson – che mi ha aperto gli occhi su un mondo che poco conoscevo.

Giugno 2006- Ottobre 2010 la prima occasione da non perdere, Jil Sander. Qualche mese come assistente prodotto per la collezione donna, poi la svolta: si apre una posizione come assistente designer per la maglieria donna. Capita poche volte di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, chiamala fortuna o semplice coincidenza, io c’ero. Ho preso tutto quello che potevo prendere – tanto – e quando ho capito che avevo quello di cui avevo bisogno per camminare da sola, ho iniziato a farlo.

Ottobre 2010 – Oggi: la seconda occasione da non perdere, 830 Sign. Una piccola azienda a Verona che, un po’ controtendenza, pensa a capi destinati a rimanere nell’armadio per più di una stagione, e crede fermamente che ci sia molta gente in giro alla ricerca di questo. Mi è stata offerta una posizione come designer della collezione, uomo e donna: mi sono sentita subito a casa.

 

Cosa ti hanno dato le tue esperienze lavorative? Cosa ti sei portata a casa?

Strenesse mi ha fatto capire che la strada sarebbe stata tutta in salita e ho imparato a considerare ogni ostacolo, anche il più piccolo e in apparenza inutile, come una sfida con me stessa.

Jil Sander mi ha aperto la mente su territori da me inesplorati, stimolando la mia voglia di conoscere. Mi ha insegnato che la ricchezza di un capo, oltre che dall’idea che sta dietro a quel pezzo, è nei dettagli: il tessuto, la costruzione del cartamodello, la sapienza con cui il tutto viene messo insieme dalle mani esperte di chi lavora in atelier.

830 Sign mi ha fatto capire quanto lavoro ci sia dietro ad una collezione, e lo capisci solamente quando per necessità devi seguire tutto dall’inizio alla fine: il capo finito è la punta dell’iceberg, il disegno la base che sta sotto, e in mezzo tanto lavoro da fare.

Ogni giorno una sfida stimolante, che a volte diventa anche frustrante. Ma la soddisfazione, alla fine di tutto, è impagabile.

 

Perché disegni?

Mi piace tenere le mani e la mente in movimento, disegnare è diventato il mio modo di farlo.


Da piccola cosa disegnavi?

I personaggi degli anime giapponesi che vedevo alla tv, personaggi immaginari, ritratti delle mie sorelle e figurini, spesso solo piedi e occhi sugli angoli dei libri di scuola.

 

Cosa ti ispira? Da cosa parti per disegnare?

Trovo molta ispirazione nella natura, in tutto ciò che esiste da “prima”, e che ha continuato a farlo indisturbato; mi piace associare queste “visioni” a quello che trovo di concreto nel mondo dell’arte, del design, dell’architettura.

La musica contribuisce a creare il giusto distacco, a chiudere il cerchio di quel piccolo mondo che ha vita per sei mesi, a dargli un colore, uno spazio.

Proprio per questo i miei gusti in fatto di musica sono molto volubili, cambiano spesso adattandosi e rispecchiando il mio umore, le sensazioni del momento.

 

Qual è la parte che preferisci del tuo lavoro?

La ricerca, mi da modo di conoscere, scoprire, indagare, immaginare.

 

Puoi scegliere dei capi disegnati da te, e parlarmi della loro nascita, dell’idea del design e del materiale?

Un anno fa circa mi ha colpito molto un servizio fotografico che testimoniava la devastante eruzione di un vulcano nella cittadina di Merapi, Sumatra Meridionale. Le foto erano intense, terrificanti e proprio per questo molto belle. La collezione SS 2012 era ispirata a questo.

In una di queste immagini una donna si staglia nitida in mezzo ad un gruppo di persone, fasciata in un telo di nylon bianco, con una intensità che sembra aver fermato tutto per quel millesimo di secondo in cui è stata scattata la foto, in un atteggiamento di raccoglimento, rassicurante, ma allo stesso tempo quasi fuori luogo.

Ho realizzato un parka per la collezione donna, in un materiale leggerissimo ma molto resistente, opaco, impermeabile; molto funzionale nella costruzione, una volta indossato lascia trasparire tutto quello che c’è sotto. Come lo sgomento che trapela dalla posa statica della donna in quell’immagine, fragile e forte nello stesso tempo.

 

 

La prima creazione che hai disegnato di tuo pugno e che hai visto poi realizzata? Come ti sei sentita?

Un costume per una compagna di classe delle medie che praticava ginnastica ritmica a livello agonistico:  mi ha mostrato le foto della sua gara, fiera del costume che le avevo disegnato, è stato il regalo più bello.

 

Ti propongo un gioco: trova i cinque pezzi o abbinamenti per te cult, in assoluto nella storia della moda, e accostali ad un’opera d’arte, un’opera architettonica, un videoclip, un libro, quello che preferisci, quello che quel pezzo ti ispira di più e lo descrive al meglio.

Ne ho scelte otto… va bene comunque?

 

Chanel, 1937

 

Hermes by Margiela, SS 02

 

Miyake, AW 1990

 

Madame Grés, 1954

 

Miyake, 1987

 

Miyake, SS 1995

 

Yamamoto, 1996

 

Margiela, SS 89

 

 

 

Designer di riferimento?

Yohji Yamamoto, per la sua semplicità pura e senza tempo.

Takada Kenzo, per la sua creatività esplosiva, viva, positiva.

Rei Kawakubo, perché è anarchica, si è sempre presa la libertà di fare quello che voleva e questa sua forza l’ha portata ad essere quello che è oggi, senza compromessi.

Madaleine Vionnet, per la sua attenzione nello studio dei cartamodelli, che rende ogni suo pezzo un vero e proprio capolavoro.

Anne Marie Beretta, per la sua avanguardia silenziosa.

Cinzia Ruggeri, perché senza necessità di gloria ha raggiunto il suo obbiettivo.

Jil Sander, per aver compreso il suo tempo.

Ma la lista sarebbe infinita. Ogni designer che ha qualcosa da dire merita di essere “ascoltato” e rispettato, a prescindere dalla condivisione del gusto e del concetto.

 

 

Artisti di riferimento?

Egon Schiele, la perfezione tecnica che mette in luce l’imperfezione umana.

Sarah Moon, una fragilità carica di forza.

Andy Goldsworthy, per il suo dialogo con la natura.

Merce Cunningham, che ha aperto la strada ad un nuovo modo di esprimersi con il corpo, trovando l’equilibrio perfetto fra tecnica e liberazione.

 

 

Quando non lavori cosa fai? Oltre al lavoro, cosa ti appassiona? Raccontami un po’ di te.

Mi piace passare il mio tempo libero lontana da tutti, o da tanti, circondata dal mondo così com’è dove ancora la civiltà non l’ha contaminato, con la musica che mi accompagna in quel periodo, ‘Down to earth’ tradotto alla lettera.

E in mancanza di questo, trovo interessante anche passeggiare lungo le rive del fiume Adige, la sera, con la mia musica come sottofondo, e osservare la gente “senza audio”, come in un film muto, immaginando storie probabili e non, che vanno oltre quell’istante in cui li osservo, traendo le mie conclusioni solo dalle espressioni, dalle reazioni, dalla mimica di quegli attori senza voce.

 

 

Quanti disegni fai per collezione?

Il concetto su cui ho lavorato per la collezione SS 2012 di 830Sign mi ha ispirato così tanto che non riuscivo a non sentire ogni pezzo strettamente indispensabile, e alla fine i capi erano poco meno di un centinaio, solo per la donna, circa 50 quelli dell’uomo. I modelli su carta ben di più. Ma fortunatamente non è sempre così!

 

 

Su quali temi e concetti stai lavorando adesso?

Abbiamo appena concluso la collezione invernale 2012-13 di 830 Sign.

Il mio interesse è stato catturato dal “movimento”: come rendere un effetto ottico di dinamismo su qualcosa di fermo, come ingannare l’occhio dandogli la parvenza di qualcosa di dinamico anche se statico; un artista che ha molto lavorato su questo concetto con opere e video istallazioni è Jesus Rafael Soto, ma mi hanno ispirato molto anche le opere di Andy Denzler, Jense Hesse, e le foto di Luca Artioli E’ da un suo libro comprato a Lucca da uno di quei venditori ambulanti pieni di cianfrusaglie e di piccoli tesori nascosti, che ho iniziato a pensare al movimento. In questa raccolta, Seasons of Music, Artioli crea un link fra gli scatti, principalmente paesaggi incontaminati, e musica; un processo che caratterizza molto anche il mio modo di lavorare.

L’ultimo album di Nicolas Jaar, Space is only Noise, è il sottofondo perfetto per questa collezione.

 

THE LAUNDRY ROOM

Di cosa sei più orgogliosa?

Della prima collezione per 830sign: ho dimostrato a me stessa che potevo farcela da sola.

In una vita precedente eri?

Mi piace pensare una pianista.

Se non fossi stata una designer?

Nella peggiore delle ipotesi, sarei un avvocato (senza nulla togliere a chi questo lavoro lo fa per davvero): mi sarei resa conto troppo tardi che non faceva per me.

Nella migliore delle ipotesi, un architetto: provo un forte interesse per il mondo dell’architettura, mi stimola molto l’idea di costruire spazi, creare “scatole” che attraverso la sapienza di chi le progetta riescano a trasmettere emozioni pur conservando una funzionalità. È un po’ come il mio lavoro, tradotto in un altro linguaggio: anche l’abito è una sorta di casa, e deve trasmette un’emozione, ma conservare le sue caratteristiche “primarie”.

L’ipotesi ideale? La fioraia, ma venderei solo piante in vaso. Odio i fiori recisi…!

Se dovessi impacchettare la tua vita per andartene, solo con le cose che ami di più, quale capo o accessorio porteresti con te?

ce ne sarebbero vari, ovviamente, ognuno per un motivo diverso, per la storia che ha a sé, e per me, ma se dovessi sceglierne uno sarebbe un cappotto double navy blu di Jil Sander: non ha tasche, non ha chiusura, non ha revers. Essenziale, ricco e perfetto in ogni occasione. Rispecchia la mia filosofia riguardo l’abbigliamento.

Cosa c’è sulla tua scrivania?

Un’agenda con l’oroscopo settimanale per tutto il 2012 e un manichino scala 1:3! Sono testarda, e prima di disegnare devo capire da sola in che maniera le cose funzionano.

Tre aggettivi per descriverti.

Orgogliosa, anarchica, romantica, nel senso originario e puro del termine, emotività vissuta sempre al limite.

Una città per descriverti.

Anversa. Racchiude in sé le atmosfere fosche di Parigi, la freschezza di New York e la modernità di Berlino.

Un film per ridere.

Guida Galattica per Autostoppisti… Don’t Panic!

Un film per piangere.

Never let me go, tratto dal romanzo omonimo di Kazuo Ishiguro.

Una canzone.

Quella che sto ascoltando in questo momento: Swimming di Breathe Owl Breathe. Leggera, senza pensieri.

Un concerto.

Archive a Colonia, 11.11.2011

Il giorno più felice della tua vita.

Deve ancora arrivare. Credo non si debba mai perdere l’aspettativa per qualcosa di “più”…

L’errore che saresti orgogliosa di ripetere.

Tutti quelli che mi hanno portata a capire che non sono perfetta, e che non voglio esserlo.

Il sogno nel cassetto.

Una casa in pietra con un lungo tavolo in legno e un pianoforte, in una piccola valle circondata da vigne, insieme alle persone che amo.

 

 

Per seguire il lavoro di Mariavittoria Soldi e tutte le collezioni 830sign, http://www.830sign.com

 

Anteprima dell’intervista sul sito Luxstyle.it

 

Interviewed on February 22th 2012, original version in Italian.