Dreamlike landscape, whatever your view if you try and capture a glimpse of it on photo it will always result unreal, a photo montage. Cape Town is the exact opposite of what you may imagine. The southernmost tip of Africa, the city that you would expect the least when you choose to undertake this trip. One of my dearest affections lives there and it was the main reason I traveled there, followed by a strong sense of curiosity to find out about what was called the “Mother City”.

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Cape Town is sandwiched between Robben Island, for years the prison of Nelson Mandela and the imposing Table Mountain. Since the end of apartheid, the oldest city in South Africa that exceeds in size cities like New York, decided to be reborn. And ‘the story of two realities, one made of indescribable landscapes, a disarming nature and a strong desire for revenge, in sharp contrast to poverty, racism and neglect. The election as World Design Capital in 2004 has defined the beginning of an evolutionary process in total growth. Four million people have been asked to find ways to be reborn along with their city, using creativity as a mean of social transformation.

Change is reached step by step, for proof we just need to look at District Six, an area east of Cape Town now recovering after a white government that in the sixties had 60,000 black residents deported to the Cape Flats areas outside the city also called Township. Thirty-eight years later, Mandela made sure to re-enter the neighborhood residents who had been expelled for racial reasons. The question is still open.

A suburb that is the emblem of this operation is definitely Woodstock, an elegant and fruitful area in the year 800 that suffered an impoverishment during the next century with the closing of factories and an abandonment of many. In 2006 two dealers, Justin Rhodes, New York, and Cameron Munro, Zimbabwe see a potential in Cape Town, The Neighbourgoods Market and The Old Biscuit Mill are the results. An artisan food market and design that draws a huge crowd every weekend, hosted by an old biscuit factory restored and transformed into a collection center for design studios and shops.

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Since then numerous companies have sprung up along the Albert Road, the walls of the houses have become special canvases for art and the expression of ideas. There are many artists who have chosen this area to exhibit in new galleries or leave their imprint in this area in search of new light, making art and design a new element of revenge and investment for the new generations of young Africans.

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An ongoing attempt to redraw Cape Town having history, culture, art and ethnic groups coexist, it won’t be easy, human nature will be the key or the impediment to this revolution. With all it has to offer I really hope it be the beginning of a new world. Looking forward to going back, to see the fruits, the smiles that are always present on their faces despite everything, indelible in my mind, I get excited looking back at the pictures and I enjoy my “pain of Africa”.

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“A winner is only a dreamer who never gave up”

Nelson Mandela

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Paesaggio onirico: qualunque sia la tua visuale, se provi a fotografare uno scorcio, risulterà sempre un’immagine irreale, un fotomontaggio. Cape Town è l’esatto opposto di come la si può immaginare. La punta più a sud dell’Africa, la città che meno ti aspetteresti nel momento in cui decidi d’intraprendere questo viaggio. Uno dei miei più cari affetti vive lì ed è il motivo di base per il quale sono partita, seguito da una forte curiosità di scoprire quella che viene definita la “mother city” .

Cape Town è inserita tra Robben Island, per anni la prigione di Nelson Mandela, e l’imponente Table Mountain. Dalla fine dell’apartheid, la città più antica del Sud Africa, che supera in grandezza metropoli come New York, ha deciso di rinascere. E’ la storia di paesaggi indescrivibili, una natura disarmante e una forte voglia di rivincita, in contrapposizione a povertà, razzismo e abbandono. L’elezione come Capitale mondiale del design nel 2004 ha definito l’inizio di un processo evolutivo in totale crescita. Quattro milioni di abitanti sono stati chiamati a trovare il modo di rinascere insieme alla sua città, usando la creatività come mezzo di trasformazione sociale.

Il cambiamento si raggiunge con fatica passo dopo passo, ne è una dimostrazione District Six, il quartiere a est di Cape Town, ora in ripresa dopo che il governo bianco negli anni sessanta fece deportare 60 mila residenti di colore nelle Cape Flats, zone esterne alla città, chiamate anche Township. Trentotto anni dopo, Mandela fece in modo di reinserire nel quartiere gli abitanti che erano stati cacciati per motivi razziali. La questione è ancora aperta.

Un sobborgo che rappresenta l’emblema di questa operazione di risalita è sicuramente Woodstock, zona elegante ed in fermento durante il 1800, che nel secolo successivo subisce un impoverimento con la chiusura delle fabbriche e l’abbandono di tanti. Nel 2006 due galleristi, Justin Rhodes, newyorkese, e Cameron Munro, dello Zimbabwe, vedono in Cape Town un potenziale: The Neighbourgoods Market e l’Old Biscuit Mill, ne sono il risultato. Ogni weekend ospita un mercato di cibo artigianale e design che attira tantissima gente, ospitato in una vecchia fabbrica di biscotti ristrutturata e trasformata in un polo che accoglie negozi e studi di design.

Da quel momento numerose aziende sono sorte lungo l’Albert Road, i muri delle case sono diventati tele speciali sulle quali esprimere la propria arte e le proprie idee. Numerosi sono gli artisti che hanno scelto questo quartiere per esporre nelle nuove gallerie o lasciare una loro impronta in quest’area in cerca di nuova luce, facendo sì che arte e design possano diventare elemento di rivincita e d’investimento per le nuove generazioni di giovani africani.

E’ in corso un tentativo di ridisegnare Cape Town facendo convivere storia, cultura, arte ed etnie: non sarà facile, la natura umana può essere la chiave o l’impedimento a questa rivoluzione. Con tutto quello che ha da offrire mi auguro davvero possa essere solo l’inizio di un nuovo mondo. In attesa di tornarci, di vedere i frutti di questo vento di cambiamento e ritrovare i sorrisi sempre presenti sui loro volti, nonostante tutto, mi emoziono riguardando le foto e mi godo il mio “mal d’Africa”.

“Un vincitore è solo un sognatore che non si è mai arreso”

Nelson Mandela