The most important photography fair of the year, Paris Photo, took place in Paris, of course, on November 10th to 13th, in the sumptuous setting of the Grand Palais. Four days among giants of international photography and young artists, ready to show their work to the general public. Trying not to get lost among all these booths, we asked for the help of a professional, Anna Mainenti, Italian freelance photographer based in Verona. Here’s what Anna has taken home” from Paris Photo 2016.

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Stéphane Couturier

Stéphane Couturier (France 1957) explores through his works the concepts of transformations, demolitions and reconstructions in cities like Berlin, Paris, Seoul, Moscow, Havana. His images filter the energy and the unique vitality of turmoils in the big metropolitan areas of the world, with a strong sense of geometry and composition.

With the use of a large format camera Couturier creates extremely detailed prints that make the viewer lose himself into a deep awareness of the image: you can observe a particular reality and realize that a chaotic urban construction can be conceived in vertical and horizontal dynamic lines, in brilliant effects of light and color.

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Thierry Struvay

Thierry Struvay (1961) lives and works in Brussels. For over 30 years he has been collecting old photographs, from flea markets, boxes, warehouses. After four years spent in New York to look for anonymous prints he gets back to Belgium with an extensive collection of images. Struvay celebrates the final conquest of autonomy of photographic production with the exhibition of these snapshots – collected and selected for the intensity or the magic of the moment, for accidental references to some pictures of famous photographers or artwork, or personal intimacy to dramatic situations.

The snapshot (a really current topic, objectively faced by important brands such as Fuji and Leica, editor’s note) becomes the genuine channel of eternal and pure reality, once detached from an author, a technical awareness or a formal investigation.

It seems that every single moment has be photographed by countless photographers around the world, who have captured in that instinctive and innocent shot what was most precious to them.

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Pieter Hugo

I admit that Pieter Hugo is one of my favorite photographers. Born in Cape Town in 1976 he starts as a photojournalist, winner of the World Press Award in 2006 with the wonderful project The Hyena Men Series, a series of portraits of a Nigerian tribe who trains and tames the hyenas.

He moves away from journalism to chase his artistic vocation and focus on projects that allow him to have more freedom of interpretation: he mainly investigates issues of identity and otherness of specific social realities in different African countries.

At Paris Photo, Stevenson gallery from Johannesburg presents his latest project, 1994, an iconic year for two highly significant events: the first democratic election in South Africa after 46 years of apartheid and the genocide in Rwanda which counts nearly one million deaths. Pieter Hugo explores the stories of these two African countries through a series of portraits of children born after 1994 and grown up in this post revolutionary Africa.

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Jitka Hanzlová

Jitka Hanzlová was born in Czech Republic in 1958. Since the beginning her photography explores the deep connection between the idea of belonging and the identity that comes from her situation of political exile to escape from the Communist regime. She settled in Essen (Germany) from 1982 to 1990, when finally after the fall of the Berlin wall can go back in her country.

Hanzlová uses photography as a real tool to communicate and explore, a free language that doesn’t need to be interpreted, but can be used as a method of therapy, of liberation, of personal and intimate research.

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Kahn & Selesnick

Nicholas Kahn and Richard Selesnick (1964) are collaborating together since 1988 as Kahn/Selenick, both in the artistic-pictorial art field and in photography, creating with their images fantastic stories that involve photography, a search for an illusory storytelling and sculpture.

The manipulation of colors in their images, the creation of the customs that mark out the characters of their visual stories, and the research -often the actual construction- of the props, alter the perception of time and space, giving their photograph a dreamlike sense. Reality and imagination are mixed up in a wonderful blend of myth, fantasy, monsters and softened landscapes. A daydream that enchants you for a moment, in the chaotic space of the Paris Photo.

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La fiera di fotografia più importante dell’anno, Paris Photo, si è svolta a Parigi dal 10 al 13 novembre nella sontuosa cornice del Grand Palais. Quattro giorni fra colossi della fotografia internazionale e giovani artisti, pronti a mostrare il proprio lavoro al grande pubblico. E noi, per non perderci fra tutti questi stand, abbiamo chiesto un parere ad un’esperta del settore, Anna Mainenti, fotografa italiana freelance di base a Verona. Ecco quello che Anna si è “portata a casa” da Paris Photo 2016.

Stéphane Couturier

Stéphane Couturier (Francia 1957) esplora le trasformazioni, demolizioni e ricostruzioni in città come Berlino, Parigi, Seoul, Mosca, L’Avana. Le sue immagini filtrano l’energia e la vitalità uniche delle turbolenze nelle grandi aree metropolitane del mondo, con un forte senso della geometria e della composizione.

Con l’uso di una fotocamera di grande formato crea stampe estremamente dettagliate che immergono lo spettatore in una profonda consapevolezza dell’immagine: si può osservare una realtà precisa e accorgersi che una costruzione urbana caotica può essere concettualizzata in linee dinamiche verticali e orizzontali, in effetti brillanti di luce e colore.

Thierry Struvay

Thierry Struvay (1961) vive e lavora a Bruxelles. Da oltre 30 anni raccoglie fotografie tra mercati delle pulci, vecchie stampe, scatole, magazzini. Dopo 4 anni passati a New York a collezionare fotografie anonime torna in Belgio con una vasta raccolta di immagini. Nell’esposizione di queste istantanee -selezionate per l’intensità o la magia del momento, per riferimenti fortuiti a qualche immagine di famosi fotografi o opere d’arte, per situazioni drammatiche o intimità personali- Struvay celebra la conquista dell’autonomia nella produzione fotografica.

L’istantanea (argomento davvero molto attuale affrontato oggettivamente da grandi case produttrici come Fuji e Leica, n.d.r.) slegata da un autore, una consapevolezza tecnica o una ricerca formale, diventa l’autentico tramite della realtà eterna e pura.

Sembra che ogni momento possibile sia stato fotografato da innumerevoli fotografi di tutto il mondo, che hanno catturato in quel click istintivo e incontaminato ciò che è stato più prezioso a loro.

Pieter Hugo

Ammetto che Pieter Hugo è uno dei fotografi che preferisco. Nato a Città del Capo nel 1976, è reporter di formazione, vincitore del World Press Award nel 2006 con il meraviglioso progetto The Hyena Men Series, una serie di ritratti di una tribù nigeriana che addestra e doma le iene.

Si allontana dal giornalismo per inseguire la vocazione artistica e concentrarsi su progetti che gli permettono di avere più libertà di interpretazione. Indaga principalmente i temi dell’identità e dell’alterità di specifiche realtà sociali in diversi paesi africani.

A Paris Photo la galleria “Stevenson” di Johannesburg espone il suo ultimo progetto, 1994, anno iconico perché racconta due eventi fortemente significativi: la prima elezione democratica nel Sudafrica dopo 46 anni di apartheid, e il genocidio del Ruanda che conta quasi un milione di morti. Pieter Hugo esplora le storie di questi due paesi africani attraverso una serie di ritratti di bambini nati dopo il 1994 e cresciuti in questa Africa post rivoluzionaria.

Jitka Hanzlová

Jitka Hanzlova nasce a Nachod (Repubblica Ceca) nel 1958. La sua fotografia, fin dalle origini, indaga il profondo legame tra l’idea di appartenenza e quella dell’identità scaturito dall’esilio politico forzato per sfuggire dal regime comunista. E’ costretta a stabilirsi ad Essen (Germania) dal 1982 al 1990 quando, dopo la caduta del muro di Berlino, torna nel suo paese nativo.

La Hanzlova usa la fotografia come un vero e proprio linguaggio con il quale comunica ed esplora, una lingua franca che non va interpretata ma che può servire come strumento di terapia, di liberazione, di indagine personale e intima, che accompagna fin dall’esilio la sua ricerca sull’identità.

A Paris Photo viene esposto Forest (2000-2005): dei veri e propri ritratti di pezzi di foresta, duri, reali, misteriosi e spaventosi come se a guardarli fossimo tutti dei bambini, curiosi e spiazzati in questo luogo dove fantasia e realtà hanno confini molto sottili.

Ma il progetto che più mi ha affascinato è Horses. L’artista esplora la figura del cavallo con una poetica e un’ammirazione da togliere il fiato: in ogni dettaglio si legge la vera natura dell’animale e allo stesso tempo tutta l’epica e la storia iconica legata al cavallo. La vicinanza della fotografa agli animali in questi scatti è palpabile, l’esplorazione di queste bestie e del rapporto delle persone con loro viene sviscerato in un turbinio di code, zampe, criniere, polvere e nitriti. Per un’appassionata di cavalli come me, davvero coinvolgente.

Kahn & Selesnick

Nicholas Kahn e Richard Selesnick, entrambi nati nel 1964, collaborano stabilmente dal 1988 come Kahn/Selenick sia nel campo artistico pittorico che nel campo fotografico, creando con le loro immagini storie fantastiche che coinvolgono fotografia, ricerca di una narrazione fantastica e scultura.

La loro manipolazione delle immagini nei colori, la creazione dei costumi che caratterizzano i personaggi raccontati nelle loro favole visive e la ricerca  -spesso la costruzione effettiva- degli oggetti di scena alterano il senso del tempo e dello spazio e donano alla loro fotografia un senso onirico, confondendo realtà e immaginazione in un meraviglioso mescolarsi di miti, fantasie, mostri e paesaggi ovattati.

Un sogno ad occhi aperti che rapisce per un attimo nel caotico paesaggio del Paris Photo.