Dove inizia la fine del mare? Il limite preciso in cui smettiamo di essere pesci e torniamo a essere uomini? 

Il mare. La prima cosa in assoluto che mi viene in mente quando penso a questo periodo dell’anno – che se non c’é, non ci credo davvero che é arrivata la Stagione. Così rientro in questo stato di benessere – da limonata fresca, naso spellato e sabbia dappertutto e mi preparo per la lunga siesta estiva, quella di quando ci si saluta per riabbracciarsi a settembre, colorati di sole e con la pancia piena di mare, sazi, felici per davvero.

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Una volta passavo due mesi in Sicilia, uno con i nonni e uno con i miei. Ora cambiano i posti, le facce, a volte la lingua – ma il mare resta. E visto che é giusto apprezzare chi nonostante tutto rimane, lo voglio fare con una lista, uno dei modi che preferisco: suggestioni senza un ordine ben preciso, casuale come i ritrovamenti sulla spiaggia, quei sassi belli che si raccolgono da bambini, vetrini, mattonelle, pietre bianche o perfettamente rotonde, bastoncini. Un mare di ricordi che quando li annusi sanno di salsedine e pesce fresco.

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Come nell’ode di Pablo Neruda, il mare ti culla e fa sí e poi no e poi no e poi di nuovo sí / é una canzone di Caloncho, in repeat mentre ascolti assorto i discorsi dei vicini di ombrellone / é il blu della femme assise di Matisse che ti abbraccia con tutta la sua rotonditá / il mare non insegna, il mare fa e a modo suo, scrive Erri de Luca / sa calmare come una foto di Jacques Henri Lartigue / o travolgerti come questa scena dal film Kings of summer / ti entra dentro, un po’ inaspettatamente, come le parole di Fernando Pessoa / ti incanta come i patterns che David Hockney dipingeva nelle sue piscine / come per magia si trasforma in musica attraverso l’organo del mare di Zadar / incornicia la nuditá marina delle foto di Carlota Guerrero / ti ci puoi perdere  come nelle parole di Oceano mare di Baricco / e ritrovare come nelle piscine di Alvaro Siza a Leça da Palmeira.

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carlota guerrero

 

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