Simona Garufi ci parla di architetura onesta, mentre cerca di districarsi tra gli arredamenti barocchi della sua Madrid:

 

“il tutto deve avere una leggibilità chiara e onesta, fin dalla prima traccia di matita. Se funziona, sarà funzionale poi, quando diventerà materia, e avrà un’identità unica e irripetibile. Soprattutto sarà casa vostra”.

 

Il primo architetto ospite nelle nostre pagine, Simona Garufi, che saprà davvero stupirvi…aspettate di arrivare alla fine dell’intervista!

 

Cosa significa per te essere architetto?

Quando fai un mestiere come il mio non smetti di sognare ad occhi aperti! In pratica entri in un appartamento e mentre la tua amica ti offre il caffè, tu sei là a pensare a quali muri abbattere e al tipo di mobili che vorresti disegnarci dentro…

 

Da qualche anno vivi in Spagna, a Madrid: ti ha trasmesso qualcosa la cultura iberica, nel tuo lavoro?

Madrid è una capitale coloratissima e vivace. La sua cultura sta nella ‘comida compartida’, nella gente che si riversa nelle strade a qualsiasi ora del giorno e della notte, nella spontaneità tutta sureña di chi ti conosce una sera e già ti è amico per davvero! Ecco, tutti questi elementi trasportati nel disegno sono stati validissimi e ora come ora per me sono imprescindibili.

La casa italiana e la casa spagnola: quali sono le maggiori differenze culturali, (e le eventuali differenti esigenze dei committenti) tra Italia e Spagna?

Esistono diverse “Italie” e diverse “Spagne”, nel senso che sono due nazioni che hanno un tessuto culturale profondamente diverso già all’interno della stessa nazione.

Qua a Madrid c’è ancora molto di quel barocco che abbondava nelle case del sud d’Italia di una volta, di gusto rétro per intenderci, e che a volte a dir la verità mi spiazza: tutta quell’abbondanza di tessuti, tappeti, fiori e carte da parati, che in Italia, nella mia esperienza lavorativa tra Napoli, Milano e Torino, non ho trovato quasi per niente.

Le differenze sono, credo, nei caratteri tradizionali che contraddistinguono le diverse culture, e la chiave con cui vengono riproposti nei progetti degli architetti italiani e spagnoli.

 

Da cosa parti per iniziare un progetto: da te, dalla persona che ci deve vivere, da un’ispirazione esterna?

Ovviamente la prima cosa che cerco di comprendere è la modalità di vita del cliente, le sue abitudini, le esigenze, e i gusti. Da queste informazioni parte l’idea di base, che poi si mescola con la mia maniera di progettare.

C’è sempre un concetto importantissimo dietro ogni segno: il tutto deve avere una leggibilità chiara e onesta, fin dalla prima traccia di matita. Se funziona, sarà funzionale poi, quando diventerà materia, e avrà un’identità unica e irripetibile.

Soprattutto sarà “casa vostra”.

simona garufi

Simona Garufi_architecture

 

Facciamo una specie di gioco, di associazioni di parole:

se dico ceramica, dici: Capodimonte

se dico progetto, dici: Squadrette e matita

se dico arte, dici: Basquiat

se dico scultura, dici: Michelangelo

se dico famiglia, dici: Gay Pride

se dico design, dici: Bauhaus

se dico volume, dici: Richard Serra

 

Come per un cuoco il sogno ultimo, credo, sia avere un ristorante, per un architetto, correggimi se sbaglio, è creare la propria casa: come sarà LA tua casa?

Uhm… domanda dolorosa, perchè la Mia Casa esiste già e non ci vivo più!

Se dovessi ripensarla, è come quella che ho lasciato, a Torino: un loft, con spazi apertissimi e tutto disegnato su misura. Niente porte, spazi con molteplici funzioni e dove ogni angolo può diventare vivibile. Calda, con un tocco industriale e molto accogliente. E tanto rosso sparato sul bianco più puro.

Ma per carità: niente cuscini, tendine a fiorellini o suppellettili! Andrei a dormire all’addiaccio in balcone…

Sei interessata al riuso dei materiali, ti è capitato di fare qualche ristrutturazione potendo riusare i materiali originali? Ci vedi solo della praticità o anche del romanticismo?

Certo! Credo che l’anima di una casa non debba mai essere gettata via. Un esempio su tutti: nella mia ultima ristrutturazione di un appartamento qui a Madrid ho recuperato dalla stessa casa una vecchia porta di quelle altissime dei saloni d’epoca, e l’ho adattata a testiera del letto con una cornice di ferro grezzo. Praticità e romanticismo, per risponderti!

Oltre ad architetto sei anche arredatrice, interiorista, per dirla alla spagnola: come fondi le due cose nei tuoi lavori? Cosa vuol dire arredare con l’occhio dell’architetto?

Ció che ancora qui in Spagna mi lascia perplessa è questo distinguere tra “arredare” e “progettare”.

Quando io devo progettare una casa penso anche all’arredo, e non solo al volume. L’arredo fa parte del progetto, vive coi volumi disegnati, ed è disegno anch’esso. Tutto diventa chiaramente leggibile quando si entra in una casa “disegnata”: è come se ci fosse un unico pensiero che fonde elementi fissi e mobili.

L’arredatore è colui che entra e mette il cuscino perfetto sulla sedia perfetta sul tappeto perfetto: spazi da rivista, ma che a me interessano molto poco.

 

L’architettura come forma d’arte: due architetti di riferimento, e come si riconoscono dentro ai tuoi progetti.

Carlo Scarpa: è stato un grandissimo architetto che riusciva a coniugare volumi e forme fisse in una sintesi che io trovo ineguagliabile.

E poi l’architettura organica di Frank Lloyd Wright: quel dialogo con l’intorno che si fonde in un unico disegno mi ha influenzato moltissimo nelle mie scelte progettuali.

Entrambi mi hanno trasmesso il concetto “dell’ascolto dell’esterno”, di ciò che accade intorno all’intervento, per poterci poi entrare senza disturbare, ma in un dialogo continuo che si rinnova e si arricchisce di elementi nuovi.

THE LAUNDRY ROOM

Di cosa sei più orgogliosa? 

Di essere riuscita a crescere rimanendo in fondo ancora bambina.

In una vita precedente eri?

Harry Houdini. Ne sono certa.

Se dovessi impacchettare la tua vita per andartene, solo con le cose che ami di più, cosa porteresti con te?

Uno zaino con dentro i sogni non ancora realizzati. E tutte le rughe che avrò quel giorno.

Il primo ricordo d’infanzia.

Io intorno ai tre anni che rompo uno dei trucchi di mia madre… quello che successe dopo per fortuna non lo ricordo!

Cinema: autori cult?

Paolo Sorrentino. Lo adoro.

Letteratura: libro consigliato.

Isabel Allende “Il piano infinito”. Ricordo che stavo preparando un esame di progettazione all’università e lo rinviai perché invece di mettermi a disegnare passavo le ore sul tavolo da disegno… a leggere!

Arte e fotografia: due nomi su tutti.

Oddio, ma sono tantissimi? Come faccio a sceglierne solo due… Vediamo… Arte: direi Goya, (avrò passato un’ora al Prado davanti alla “Fucilazione” la prima volta che lo vidi). Fotografia: attualmente sono completamente rapita dagli scatti di Pierre Gonnord. Ci scrivo intere pagine di riflessioni su ciò che le sue foto mi trasmettono.

Il tuo materiale preferito.

Ferro. È un materiale meraviglioso, per niente freddo, e nei miei progetti cerco di non farlo mancare mai.

Tre aggettivi per descriverti. 

Irrequieta, solare, iperattiva. (forse troppo…)

Una città per descriverti. 

Napoli, of course! La sua anarchia scorre nel mio sangue da sempre.

Un film per ridere.

Brian di Nazareth dei Monty Python. Film MERAVIGLIOSO!

Un film per piangere.

Up. Il cartone animato. L’avrò visto centinaia di volte e mi commuove in una maniera che…… no, non posso pensarci altrimenti mi metto a piangere di nuovo!

Una canzone. 

“Impressioni di Settembre”. La versione dei Marlene Kuntz me encanta, come si dice qua!

Un concerto.

L’ultimo che ho visto qui a Madrid di Battiato, mi è entrato come un fuso fino all’anima.

Il giorno più felice della tua vita.

Ma non vale! Ne ho così tanti da raccontare e in piani diversissimi tra loro… Domanda successiva!

L’errore che saresti orgogliosa di ripetere. 

Tutti gli errori che ho commesso, sia professionalmente che nella sfera privata mi hanno reso ciò che sono. Quindi li ripeterei (quasi tutti…)!

Il sogno nel cassetto. 

Progettare una chiesa e un sexy shop.

 

 

Per seguire Simona Garufi, http://www.simonagarufi.com.

 

Interviewed on April 5th 2013, original version in Italian.