Jackie, by Pablo Larrain, starring Natalie Portman, could be just another biopic. It could be just another movie that wants to tell the –unfortunate- story of the Kennedy family. But it’s not like that. The movie, with three nominees for the upcoming Academy Awards, including Best Actress, presents for the first time the events that followed the assassination of John Kennedy from the personal and very intimate point of view of Jacqueline, the wife now without her husband and –apparently- without a place to go.

In the few days after the dramatic event there are so many things to do and, the now ex-first lady has all the eyes on her, who has to make the funeral arrangements, to pack her bags, mourn the devastating loss, communicate it to the children, and organize the birthday of the little John John three days after his father’s death. But above all Jackie must find a way to ensure not only her husband’s legacy, what he did for the Country, but also her legacy, and find her place in the world.

The frame of the movie narration is an interview, the first that Jacqueline gave, with a journalist of Life magazine, to trace back the latest events, choices, critics, doubts and fears. Where the last ones, of course, won’t be mentioned in the article. Yes, because the film makes also a reflection on celebrity and American society, as well as a portrait of a determined and courageous woman, hard to frame.

The language is important, like the outfits and poise, and Natalie Portman knows it very well, who studied the ex-first lady precise diction almost obsessively, giving life to a character that annoys enough to get the public totally involved. This masterful interpretation of a very complex subject, will bring her perhaps her second Oscar, after 2010 one, won thanks to Black Swan.

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Director Pablo Larrain and Natalie Portman on the set of JACKIE. Photo by Pablo Larrain. © 2016 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

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Jackie di Pablo Larrain, interpretato da Natalie Portman, poteva essere solo un altro biopic. Poteva essere l’ennesimo film che racconta le –sventurate- vicende della famiglia Kennedy. Ma così non è. Il film, candidato a tre premi Oscar, fra cui miglior attrice protagonista, presenta, per la prima volta, gli avvenimenti che sono seguiti all’assassinio di John Kennedy da un punto di vista personale e molto intimo, quello della moglie Jacqueline che rimane vedova e –a quanto pare- senza un posto dove andare.

Nei pochi giorni dopo il drammatico evento sono tante le cose da fare e sistemare, e tutto ruota attorno a lei, alla ormai ex-first lady, che deve organizzare il funerale, fare i bagagli, piangere la devastante perdita, comunicarlo ai figli, e allestire il compleanno del piccolo John John tre giorni dopo la morte del padre. Ma soprattutto Jackie deve trovare il modo di consolidare non solo l’eredità del marito, perché passi alla storia e quello che ha fatto per il Paese non vada dimenticato, ma anche la sua eredità, e trovare il suo posto nel mondo.

La cornice che racchiude la narrazione è un’intervista, la prima, rilasciata da Jacqueline ad un giornalista della rivista Life, dove si ripercorrono i recenti avvenimenti, le scelte, le critiche, i dubbi e le paure. Ma di questo ovviamente, non si dovrà parlare nell’articolo. Sì, perché il film è anche una riflessione sulla notorietà e sulla società americana, oltre che il ritratto di una donna volitiva e coraggiosa, difficile da inquadrare.

Il linguaggio è importante, quanto l’outfit e il portamento, e lo sa bene Natalie Portman, che ha studiato la dizione e la cadenza dell’ex-first lady in maniera quasi ossessiva, dando vita ad un personaggio che infastidisce quanto basta per rimanerne totalmente coinvolti. Un’interpretazione magistrale dell’attrice israeliana per un soggetto quanto mai complesso, che forse le farà conseguire il suo secondo Oscar, dopo quello del 2010 vinto grazie a Il cigno nero.