È possibile semplificare la complessità senza banalizzarla?

La risposta non è sempre ovvia e apre un dibattito molto contemporaneo che si porta dietro la possibilità di attingere ad un’infinita quantità di informazioni senza filtri. Nonostante queste informazioni possano influenzare le nostre scelte di vita, non è detto che tutti abbiano necessariamente le capacità critiche per poterle selezionare e comprendere.

Li Kunwu e Philippe Otie hanno cercato di raccontare la complessità della Cina e della sua storia recente in Una vita cinese, 从小李到老李, cóngxiǎo Lǐ dào lǎo Lǐ  letteralmente “Dal piccolo Li al vecchio Li”. Un vita cinese è un graphic novel autobiografico che racconta, come in un lungo memoriale a fumetti, la storia di Li Kunwu in tre volumi: Il tempo del padre, Il tempo del partito e Il tempo del denaro.  

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La trilogia completa di Una Via Cinese pubblicata in Cina

Li Kunwu è un cartoonist cinese che ha realizzato in 50 anni di carriera più di trenta graphic novel di successo, pubblicando i suoi lavori anche nei più famosi magazine cinesi dedicati al fumetto. Attualmente Li lavora nella sua città natale, Kunming, come giornalista dello Yunnan Ribao, Yunnan Daily.

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Illustrazione di Li Kunwu

Li racconta le sue storie per immagini, realizzando delle strisce illustrate, in cinese 漫画 mànhuà, sulla vita politica e sociale della città utilizzando uno storytelling informale e ricco di aneddoti e con uno stile grafico che ricorda le campagne e i panorami tipici dello Yunnan e le strade di Kunming. Li è membro del partito comunista ed è anche amministratore dell’Associazione Artisti e dell’Istituto Cinese per lo Studio delle Illustrazioni per la Stampa.

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Kunming, città vecchia

Dall’incontro di Li Kunwu con il francese Philippe Otie nasce Una vita cinese, un graphic novel ambizioso per un pubblico internazionale concluso nel 2011. L’opera unisce lo stile tipico del fumetto cinese classico ereditato dall’arte tradizionale e caratterizzato dalla separazione tra testo e immagine e dalla quasi totale assenza di dialoghi, con un approccio tipicamente occidentale che utilizza una narrazione quasi cinematografica e che cerca di raccontare attraverso le immagini non solo l’azione, ma anche i sentimenti e le emozioni.

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Li Kunwu nel suo studio

Il graphic novel è stato tradotto in 13 lingue ed ha ricevuto numerosi premi tra cui una doppia nomination agli Eisner Award, una segnalazione al Festival Internazionale del Fumetto di Angouleme che ha suscitato un entusiasmo pressoché unanime da parte di critici e lettori. In Italia il primo volume Il tempo del padre è stato recentemente pubblicato da Add Editore per la collana Asia.

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Il primo volume racconta il periodo tumultuoso delle riforme, del Grande Balzo in Avanti e della Rivoluzione Culturale. Sono gli anni di un Li bambino che si confronta e si scontra con il padre biologico, un veterano del partito accusato di crimini controrivoluzionari e costretto ad un lungo periodo di rieducazione lontano da casa.

Allo stesso modo Li si trova a confrontarsi anche con il padre ideologico, nonché il padre di tutta la Cina: il presidente Mao. Non è un caso che la conclusione del primo volume coincida con la morte del Grande Timoniere nel 1976, perchè la morte di Mao segna la fine di un’epoca, di uno stile di vita, di un’ideologia. Segna la fine di un mondo.

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pag. 66 e 206

 

La narrazione non vuole esprimere nessun giudizio di valore sull’operato e sulle decisioni del partito, ma vuole semplicemente raccontare la storia di un ragazzo che conosce solo il mondo del regime comunista. Non c’è nessuna critica diretta o presa di posizione, ma solo dei frammenti di memorie intimi e sinceri innescati nella cornice ideologica di una rivoluzione permanente che non può non portare il lettore ad interrogarsi sul proprio ruolo etico e politico nella società.

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pag. 144 e 145

 

Ed è esattamente in questa cornice fatta di libretti rossi, dazibao e cancellazione forzata della memoria storica che Li capisce il suo destino inevitabilmente intrecciato con la storia del proprio paese, un paese ipnotizzato dalla figura di Mao: “Fu il mio primo successo come artista, e non fu un successo qualsiasi: fu un successo rivoluzionario”.

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pag. 128 e 168

L’impianto narrativo del graphic novel ricorda la letteratura delle cicatrici, la corrente letteraria successiva al periodo maoista che nasce dal bisogno di raccontare gli sconvolgimenti della rivoluzione culturale. Questa corrente si allontana da quel realismo forzato e propagandistico del periodo maoista per avvicinarsi ad uno stile più profondo caratterizzano da un flusso di coscienza introspettivo volto alla ricerca di sé, con toni pedagogici scaturiti dalla volontà di superare il trauma.

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pag. 147 e 180

Allo stesso modo si avvicina lo stile letterario neorealista di Liu Heng e soprattutto di Yu Hua e di Vivere! un romanzo che racconta la storia di una famiglia cinese a partire dalla fine dell’impero fino alla rivoluzione culturale messo in scena dal regista cinese Zhang Yimou nell’omonimo film. “La vita è il mio professore e la società è la mia classe”, è così che Li infatti racconta il suo processo artistico.

Abbiamo incontrato Ilaria Benini,  per parlare di Una vita cinese. Ilaria è la curatrice del progetto Asia di Add Editore e fondatrice di Flux Kit | Connecting Cultures, ha organizzato in Myanmar il festival internazionale di cultura e arti Contemporary Dialogues Yangon e fa parte del comitato consultivo per il Sudest asiatico del Ministero della Cultura di Taiwan.

Come avete trovato Una vita cinese?

Abbiamo trovato Una vita cinese in rete mentre stavo facendo delle ricerche, non ci è stato proposto da nessuno. Ho visto che il graphic novel aveva avuto un grande successo in Francia e che era stato tradotto in 13 lingue e quindi mi sono incuriosita. Ho fatto delle ricerche, ho chiesto alcune opinioni e quando abbiamo contattato l’agenzia non c’era nessun’altra casa editrice interessata, per quel che io sappia. La cosa mi ha sorpreso fino a un certo punto perché l’editoria italiana non è di solito molto interessata a certe tematiche.

Cosa ti ha colpito a tal punto da decidere di pubblicarlo?

Principalmente due aspetti: quello autobiografico e quello grafico e visivo, entrambi molto in linea con la collana Asia. L’aspetto autobiografico è molto importante perché scegliamo sempre delle storie vere e concrete. Per quanto riguarda l’aspetto grafico volevamo continuare l’esperimento fatto con Il tramonto Birmano di Inge Sargent, pubblicato con delle illustrazioni di Elisa Talentino per cercare di arrivare ad un pubblico più ampio. Mi piace il fatto che le nostre pubblicazioni possano parlare di Asia senza rivolgersi unicamente agli esperti o appassionati del settore raggiungendo anche tutti coloro che sono interessati al mezzo espressivo.

Quindi la pubblicazione di Una vita cinese cavalca un po’ il trend dei graphic novel?

Sì, proprio perché vogliamo raggiungere pubblici diversi. Vogliamo rivolgerci a coloro che sono interessati all’Asia, a chi ama la lettura, ma vogliamo anche cogliere di sorpresa tutti coloro che non ne sanno nulla e che vogliono avvicinarsi a questo mondo in maniera più semplice ed immediata.

Cosa può dare ai lettori la storia di Li Kunwu?

Li Kunwu rende la sua vicenda universale e aiuta il lettore a comprendere meglio la Cina e alcuni comportamenti del popolo cinese, che a prima vista possono sembrare incomprensibili, come ad esempio l’accettazione passiva di una dittatura. Inoltre il libro offre degli importanti spunti di riflessione più vicini a noi e ai fatti recenti. Consideriamo che la Rivoluzione Culturale ha avuto luogo solo 20 anni dopo i nostri fascismi e, come ci ricordano i nostri nonni, non bisogna mai dare per scontato che non si ripeteranno più.

Il tempo del padre è il primo volume di una trilogia, avete in programma di pubblicare anche gli altri due volumi?

Sì, speriamo di pubblicare anche il seguito, vediamo come va questo primo libro. C’era anche l’opzione di pubblicare una versione integrale, come hanno fatto in Inghilterra, ma abbiamo pensato che forse non era la soluzione migliore inaugurare il nostro primo graphic novel con un volume di oltre 500 pagine! Inoltre la struttura narrativa del primo volume è molto coerente e regge benissimo anche da sola.

E da cosa nasce il progetto Asia?

Sicuramente nasce da una passione. Ho vissuto in Sud Est Asiatico lavorando nel settore dell’arte contemporanea più che in quello della letteratura. Lì ho trovato un sacco di strategie creative molto interessanti. Ho notato che le persone in generale hanno una forte consapevolezza dell’occidente e che sono riuscite ad adattare molte delle nostre tendenze al loro contesto. In Asia hanno una forte curiosità intellettuale verso ciò che non conoscono, mentre noi ci fermiamo spesso al pregiudizio, e la letteratura ne è un perfetto esempio.

Molti hanno la presunzione di credere che se non conoscono qualcosa allora significa che non esiste. E’ più facile conoscere e capire tutte quelle culture con una forma narrativa vicina alla nostra. Siamo ancora lontani dal riconoscere e concepire che ci siano altrettante forme espressive legittime e di valore. Da qui la volontà del progetto Asia di costruire, partendo da una prosa divulgativa di fatti e di persone reali come quella autobiografica, un ponte per accorciare la distanza e superare i pregiudizi.