Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Valentina Raffaelli, ideatrice di Herbarium taste, un “progetto grafico da mangiare”, che ci ha raccontato di come ha iniziato a riflettere sul cibo da quando vive in Olanda.

 

“L’idea di educare le persone a un modo di mangiare più corretto e consapevole attraverso dei progetti di design e non tramite dei trattati di medicina, mi affascina molto”.

La giovane designer italiana ci parla degli strumenti che ha messo a punto per aiutarci a capire cosa mangiamo. In diretta da Amsterdam.

 

 

Un’estratto dell’intervista è stato pubblicato in anteprima su Pizza Magazine.

 

Qual è la cosa più importante da sapere su di te?

Sono estremamente curiosa e mi faccio stupire da tutto ciò che vedo attorno a me, dalle grandi idee ai più piccoli dettagli. Mi piace che queste cose possano diventare l’ispirazione dei miei lavori. E le idee che mi frullano in testa sono sempre tantissime… poi non tutte si ritraducono in progetti, per fortuna!

Per dare una risposta più tecnica, sono sempre alla ricerca di semplicità e colore. Vorrei riuscire a dare ai miei progetti quell’immediatezza, e forse si può dire “verità”, di quando ero bambina: le linee sono essenziali, non c’è niente di nascosto nelle forme, la scelta dei colori è spontanea e per certi versi ironica.

 

Com’è nata l’idea di applicare il design al cibo?

L’idea nasce in Olanda, forse dalla nostalgia dei buoni prodotti italiani, dalla mancanza dei pomodori saporiti e delle zucchine dell’orto della nonna. L’intento del progetto è quello di educare le persone ad una consapevolezza alimentare, far capire che c’è qualcosa di veramente prezioso nei piatti che mettiamo sulla tavola ogni giorno.

Qualche anno fa, ho trovato in libreria un volume sulle teorie alimentari della dottoressa Catherine Kousmine: ho così iniziato ad interessarmi e a leggere di diete variegate, di principi nutritivi della frutta, della verdura, dei cereali. Poi un giorno, mentre guardavo l’immagine esplosa di un motore, mi è venuta l’idea di creare questa serie di illustrazioni in cui avrei “smontato” il cibo e raccontato pillole di sapere nutrizionale su frutta e verdura. Ho voluto usare il design (grafico, in questo caso) per trasmettere in modo semplice, immediato e comprensibile da tutti un argomento importantissimo , ma un po’ complesso.

Un po’ una traduzione in immagine di quanto fece Bruno Munari per l’arancia e i piselli in Good Design.

 

 

Cos’è HERBARIUM TASTE?

Herbarium taste è un progetto grafico da mangiare: si traduce in disegni semplici, essenziali e prende sapore nei piatti che preparo in una cucina di un locale di Amsterdam.

Ho iniziato a tracciare le prime linee di questa idea all’inizio di ottobre e la zucca è stato il primo dei poster: fuori dalla finestra un’Amsterdam più autunnale che mai, con i canali “macchiati” di foglie gialle che cadevano dagli alberi. Poi sono arrivati il porro, il carciofo, la patata. Ogni soggetto è stato analizzato dal vero e riprodotto geometricamente, trovando per ognuno una simmetria formale: in realtà, fatto contraddittorio in sè, visto che si tratta di prodotti naturali, provenienti dalla terra, ma è stato un modo per me per creare una linearità di stile e per rafforzare l’intento tecnico di queste schede. Ad ogni poster è stata poi affiancata una fotografia per contrastare l’aspetto analitico e conferire un senso di gusto, colore, profumo all’argomento.

Hebarium taste nasce come sito online in cui si collezionano i soggetti e in costante aggiornamento, una sorta di erbario digitale da seguire e consultare all’occorenza. Il progetto si espanderà in un libro, proprio ora in via di definizione e in un futuro mi piacerebbe farlo uscire dalla bidimensionalità dello schermo o della carta e farlo diventare un’esposizione interattiva, un percorso educativo da mangiare!

 

Che tipo di interazione ti aspetti dalle persone con questo lavoro?

Per Hebarium Taste l’intento è quello di scegliere stagionalmente i soggetti: ogni frutto viene “smontato” e riprodotto graficamente in modo semplice ed essenziale. Cerco tra i libri e nel web le informazioni che interessano il progetto e le riporto sinteticamente sulla scheda, come briciole di conoscenza da mangiare in un boccone. Solo alla fine mi dedico all’aspetto culinario. Penso a delle possibili ricette da associare ad ogni soggetto e ne ricavo dei piatti stuzzicanti, che allestisco, fotografo e poi, ovviamente, mi gusto!

E’ lo stesso processo che mi piacerebbe avvenisse in chi si imbatte in Herbarium Taste: non è un trattato di medicina e neppure una noiosa lezione salutista, è un modo semplice di mostrare che c’è qualcosa di importante in ogni alimento naturale e che sarebbe utile per il nostro benessere inserirli tutti nel nostro repertorio di ricette.

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Il progetto ha un’identità cromatica: cos’è il colore per te?

Innanzitutto Herbarium taste è un progetto grafico, ed oltre all’illustrazione il colore è un mezzo di comunicazione fortissimo. Il colore trasmette emozioni, stati d’animo, sensazioni.

Fin da quando ero piccolo mi stupisco dell’incredibile varietà di colori, forme e matericità di frutta e verdure: nei disegni di Herbarium taste volevo trasmettere questo stupore, l’entusiasmo nello scoprire la texture di semini fitti all’interno del kiwi, piuttosto che la polpa filamentosa della zucca. E il colore esalta alla perfezione tutti questi dettagli.

Non vedo l’ora di disegnare i pomodori rossi, le melanzane viola e il cetriolo con il suo verde un po’ acquoso!

Se questi prodotti non avessero questi colori stare a tavola sarebbe estremamente più noioso e non ci sarebbe più quel gusto di mangiare con gli occhi prima di addentare il boccone.

Quali sono i designer di riferimento che riempiono i tuoi lavori?

Primo fra tutti è sicuramente il già citato Bruno Munari e il suo geniale occhio capace di vedere il design in tutte le cose. Progettista senza regole e uno dei pochi adulti che non ha mai perso la vivacità e curiosità nel guardare il mondo, come quelle dei bambini .

E poi Achille Castiglioni, creatore brillante e utente esigente: le sue lezioni registrate sono un’incredibile riflessione su oggetti di uso quotidiano guardati con occhio attento, e con un irriverente e divertito senso pratico.

In questi due designer, seppur diversi, ho sempre visto il comune spiccato senso di osservazione, e l’ispirazione progettuale in oggetti di tutti i giorni: questo è raro da trovare in un mondo in continua lamentela.

 

Vivi ad Amsterdam, e il design olandese si può definire il diretto antagonista del Made in Italy: come vivono le due influenze nei tuoi progetti di interior?

Non so se definirei davvero il design olandese diretto concorrente del Made in Italy, o viceversa. Trovo che i due filoni siano abbastanza lontani tra di loro, per tradizione, intenti e modalità.

Dal mio punto di vista, credo che il cosiddetto Made in Italy si caratterizzi di uno stile, un’eleganza, una maestria aziendale del saper fare e saper fare bene, inconfondibile. Ma trovo allo stesso tempo che le figure di artigiano e designer in Italia, in molti casi, siano molto lontane. Lo dico pensando anche a come sono strutturate molte università di design in Italia.

In Olanda è diverso: i designer sono gli artigiani, che pensano, disegnano, tagliano assemblano e sperimentano con le proprie mani cosa si può fare e cosa no. Mi sono accorta di come tanti designer usciti dalle università italiane, io per prima, siano lontani da questo modo e ci si trova ad essere molte volte inconsapevoli dei processi produttivi e quindi incapaci di disegnare correttamente.

Il design olandese, nei prodotti ma soprattutto negli interni, è spontaneo, si costruisce pezzo per pezzo, come una casa vissuta fatta di oggetti che hanno ognuno la propria storia. Nei miei progetti cerco di seguire questo approccio, con l’attaccamento però alle nostre tradizioni e alla nostra storia, che è ricca molto più di quanto a volte ricordiamo.

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Cosa stai preparando in questo momento?

L’idea di educare le persone a un modo di mangiare più corretto e consapevole attraverso dei progetti di design e non tramite dei trattati di medicina, mi affascina molto. Da qui l’idea del progetto che presenterò al SaloneSatellite con il collettivo di cui faccio parte assieme a Luca Boscardin: Friday Project: si tratta di un Food storage, la classica dispensa di un tempo che ora non si trova quasi più.

Il cibo, nelle nostre cucine, non ha un posto predefinito, gli viene assegnato questo o quell’armadietto, in mezzo a piatti e stoviglie, e il resto viene stipato nel frigorifero. Questo mobile si propone di dare alla nostra scorta alimentare un posto adeguato e si costruisce sui principi della piramide alimentare: offre più spazio a cosa dovremmo consumare di più (cereali, frutta e verdura, germogli…) e meno a cosa è meno salutare (sale, zuccheri…).

La struttura è di metallo, e in questa si inseriscono una serie di dispositivi: cassetti di legno per pane, pasta e cereali, uno spazio senza luce per patate e cipolle, una cassa di terracotta per la conservazione di frutta e verdura, mensole preformate per disporre uova, per coltivare erbe aromatiche, vasetti per i legumi, per le spezie. In questo Food storage, riunendo tutti i nostri prodotti alimentari in un oggetto, e disponendoli con ordine, si stimola l’utente a pensare: sarà subito chiara la quantità di spazio da dare a verdura e cereali, rispetto al posto riservato, per esempio, ai biscotti.

Inoltre, sto anche sviluppando dei progetti d’interni, per mia grande gioia, legati al mondo della ristorazione: spazi che vogliono dare un’idea nuova di consumazione del cibo, ristoranti meno formali ma in cui sentirsi più a casa trovando prodotti di qualità, cucinati con amore. Sto provando a dare una veste adeguata allo spazio per queste idee nobili e innovative.

 

THE LAUNDRY ROOM

Di cosa sei più orgogliosa?

Della mia curiosità.

In una vita precedente eri?

Una rivoluzionaria.

Se dovessi impacchettare la tua vita per andartene, solo con le cose che ami di più, cosa porteresti con te?

Ho difficoltà ad essere sintetica, mi porterei via, di certo, troppe cose.

Il primo ricordo d’infanzia.

Io, nella cucina di mia nonna. Due ante dela credenza aperte e una sedia davanti: il mio negozio.

Il tuo materiale preferito.

La carta. Materiale pregiato, versatile e sempre magico.

Il cibo preferito.

Spaghetti aglio olio peperoncino.

Tre aggettivi per descriverti.

Solare, cocciuta e sognatrice.

Una città per descriverti.

Venezia. Misteriosa e senza regole.

Un film per ridere.

In fuga per tre.

Un film per piangere.

I ponti di Madison County.

Una canzone.

Play with fire. Rolling Stones

Un concerto.

Le Cocorosie al Paradiso ad Amsterdam quest’anno: magico.

L’errore che saresti orgogliosa di ripetere.

Seguire Luca quando non avrei dovuto.

Il sogno nel cassetto.

Aprire la mia idea di ristorante.

 

 

Per seguire i progetti di Valentina Raffaelli, www.valentinaraffaelli.comwww.fridayproject.it.

Per tenersi aggiornati sugli sviluppi del work in progress Herbarium Taste, tenete d’occhio il sito herbariumtaste.com.

 

Interviewed on April 5th 2013, original version in Italian.